Sospesa tra storia e devozione, la Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro di Imbersago racconta con le sue pietre e le sue forme una lunga vicenda di fede che attraversa i secoli. Si ipotizza che le sue origini risalgano alla fertile stagione spirituale innescata dall’arrivo dei monaci cluniacensi a Pontida nel 1081, ma è solo nell’alto Medioevo che troviamo documenti certi sulla presenza stabile di sacerdoti presso questa chiesa.
Nei secoli successivi, l’edificio cresce insieme al borgo: nelle mappe del Catasto Teresiano del 1721, la Chiesa appare inserita in un complesso a corte, circondata da edifici civili che ne facevano il cuore religioso e sociale della comunità.
Tra il 1608 e il 1624 viene edificata la struttura che possiamo riconoscere ancora oggi, arricchita nel tempo da ampliamenti significativi: nel 1643 nasce l'oratorio laterale di Sant'Anna, mentre tra il 1789 e il 1797, sotto la guida dell'architetto Simone Cantoni, allievo del celebre Piermarini, si realizza l’elegante facciata neoclassica. I suoi tratti sobri e maestosi riflettono il gusto rigoroso del tardo Settecento lombardo, conferendo all’edificio una nuova, armoniosa imponenza.
L’interno, ad aula unica, è arricchito da piccole cappelle laterali e da una balaustra marmorea finemente scolpita che separa il presbiterio dall’aula dei fedeli. Il nuovo altare maggiore, in marmo bianco, e l’ambone, sono opere recenti del maestro Alessandro Verdi, capaci di dialogare con l'antico senza spezzare l'armonia del complesso.
Una menzione speciale merita l'organo, collocato nella cantoria sopra il portale d’ingresso e costruito nel 1849 dalla rinomata famiglia Serassi: ancora oggi le sue note solenni e vibranti risuonano durante le celebrazioni religiose.
Dedicata ai martiri romani Marcellino e Pietro — vittime delle persecuzioni di Diocleziano nel 303 d.C. e venerati fin dall'antichità — la Chiesa conserva il ricordo di una fede antica, capace di resistere alle sfide della storia e di rinnovarsi con grazia nel tempo. Ogni pietra, ogni capitello racconta così una storia di comunità, di memoria e di speranza, in un dialogo ininterrotto tra cielo e terra.