Scendendo lungo via Colognesi, verso l’oasi verde di Isola Borromeo, ci si imbatte in un piccolo edificio carico di memoria: la Cappella del Revellino, discreta sentinella ai piedi del castello, da sempre cara al cuore dei Cassanesi.
Il suo silenzio custodisce un episodio tragico della storia europea: nel 1703, in pieno conflitto tra le potenze continentali, durante la guerra di Successione Spagnola, Vittorio Amedeo II di Savoia abbandonò improvvisamente l’alleanza con la Francia per unirsi agli Imperiali. La reazione di Luigi XIV fu feroce: oltre tremila soldati savoiardi furono catturati, disarmati e accampati a San Benedetto Po per poi essere imprigionati nei castelli di Trezzo, Brivio e Cassano, dove trovarono la morte per stenti e abbandono.
Il 19 aprile 1704, a guerra finita, i resti di quei militi dimenticati furono traslati dal castello visconteo a questa cappella, che divenne il loro luogo di riposo, costruita nel 1705 lì dove i loro resti furono sepolti, nel piccolo campo sotto il Revellino. Riedificata nel 1904, la struttura mantiene un’essenzialità commovente: una pianta rettangolare, una facciata leggermente rialzata e due finestre laterali che ne ammorbidiscono l’austerità.
Ma sono le lapidi all’interno a raccontare davvero: pietre mute che parlano di fedeltà, tradimento e memoria. Ogni anno, nell’ultima domenica di settembre, la comunità si riunisce qui in una cerimonia commemorativa che include la partecipazione della banda cittadina e una messa in suffragio dei caduti.
La cura della Cappella è stata tradizionalmente affidata ai residenti del quartiere, in particolare a un gruppo di donne devote. Negli ultimi anni, questa tradizione è stata portata avanti da Giovanna Braga e suo fratello Gianpietro, figli di Carla Gariboldi, conosciuta come la "Signora del Revellino", che per anni si è dedicata alla manutenzione e alla custodia del luogo. Tuttavia, con il passare del tempo, il numero di volontari è diminuito, e c'è il rischio che questa importante tradizione venga dimenticata.
La Cappella del Revellino non è solo un luogo di culto, ma anche un simbolo della memoria collettiva e dell'identità di Cassano d'Adda. La sua conservazione e la continuazione delle commemorazioni annuali sono fondamentali per mantenere vivo il ricordo di un tragico episodio della storia locale e per onorare il sacrificio di coloro che vi persero la vita.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d'Adda