Tra il mormorio dell’antico fiume e il passaggio ininterrotto di chi percorre Via Isola Ponti, a Cassano d'Adda, si erge – o forse sarebbe meglio dire, resiste – la statua di San Giovanni Nepomuceno, posta originariamente nel 1750 come silenzioso custode del ponte sull’Adda. La sua storia, scolpita nella pietra e nei ricordi della comunità, è un intreccio di fede, pietà civile, incidenti, restauri e piccoli miracoli che ne hanno consolidato l’importanza simbolica.
Realizzata in ceppo dell’Adda, una pietra sedimentaria porosa e fragile, la statua raffigura il santo boemo caduto martire nel 1393, gettato nella Moldava per aver difeso il segreto della confessione. Protettore dei ponti e delle acque, San Giovanni fu scelto dai cassanesi come patrono del valico sull’Adda, all'epoca di un'importante trasformazione urbana: l’erezione del ponte in pietra che sostituiva quello ligneo, in un borgo che allora contava poco più di duemila anime.
Ma l’origine della statua si lega anche a un evento profondamente umano: la clemenza mostrata nel lasciar passare un disertore da parte del sacerdote don Camillo Agosti e del signor Pietro Arrigoni, appaltatore del pedaggio. Accusati di alto tradimento, pagarono il prezzo della loro pietà con una condanna. Come atto di espiazione, fu eretto questo monumento, posto a protezione dei passanti, con la benedizione rivolta a chi entrava in città, non a chi la lasciava. Da allora, il Nepomuceno ha vegliato sul ponte tra le intemperie, le guerre e le disavventure: la prima si verificò il 6 maggio 1900, quando un tram, carico di pellegrini di ritorno da Caravaggio, deragliò e travolse la statua, gettandola nel fiume. Il tram si fermò miracolosamente sospeso tra ponte e acqua. Nessuna vittima. I cassanesi lessero in quell’episodio un prodigio e, il 15 luglio dello stesso anno, promossero una solenne reposizione della statua, già riassemblata.
Durante la Seconda guerra mondiale, poi, nel 1944, due bombe colpirono la zona vicina a Villa Maggi-Ponti. L’onda d’urto fu devastante, ma ancora una volta la statua rimase miracolosamente quasi illesa, come se il santo avesse steso la propria protezione sulla città. La stessa funzione protettiva venne attribuita a numerosi altri eventi. Nel 1984 fu una vettura a colpire la statua. Lo fece anche un giovane motociclista nel 1986, che miracolosamente, sbalzato dalla sua moto, si aggrappò proprio al basamento, salvandosi. La statua, danneggiata ma ancora in piedi, divenne per molti il simbolo stesso della fragilità umana e della forza invisibile del sacro.
Nel 1999, in un’epoca di crescente traffico e scarsa tutela del patrimonio, un’autovettura centrò nuovamente la statua. Anche questa volta si gridò al miracolo: il conducente uscì illeso. La scultura, ridotta in frammenti, venne trasportata nel cortile della biblioteca, in attesa di restauro. Il coinvolgimento della Pro Loco e di cittadini esperti nel restauro permise di avviare un recupero accurato, ma non privo di controversie. Alcuni lamentarono un’esecuzione troppo “levigata”, quasi che la statua avesse perso le sue rughe, il suo sguardo vissuto. Un poeta locale scrisse, con malinconico sarcasmo, che il nuovo San Giovanni sembrava fatto “con farina di polenta”, privo dell’espressività che da bambino lo aveva tanto colpito.
Nel settembre 2023, mentre era in fase di restauro, un furgone la travolse nuovamente, danneggiando impalcature e statua. Eppure, come in una parabola moderna, le ferite si trasformarono in promessa: il Comune, il Gruppo Guide, le associazioni cittadine e molti donatori privati si unirono per il restauro definitivo. Dopo un attento rilievo dei danni, il recupero della palma del martirio, ritrovata casualmente, e la ricerca della croce perduta, l’intervento fu affidato al restauratore Marco Cagna. Il 25 luglio 2024, la statua restaurata è tornata al suo posto.
In costante tensione tra sacralità e urbanistica, tra originaria funzione votiva e difficile collocazione urbana, da decenni si continua a discutere se la statua non meriti un luogo più centrale, tra chiesa e castello, come simbolo della città. Nonostante questo, per ora resta lì, sul ponte, sempre esposta, testimone muta ma eloquente del tempo e della storia, non solo opera d’arte in pietra, ma presenza familiare. In quel volto, Cassano d’Adda riconosce la propria identità, fatta di fede, ostinazione, senso civico e capacità di rinascere.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di Marco Galbusera e Laura Fornaroli per il Comune di Cassano d'Adda e del Gruppo Guide di Cassano d'Adda ( in San Giovanni restituito 1750-2024 una promessa mantenuta).