Percorrendo via Leonardo da Vinci e lasciandosi alle spalle i quartieri moderni sorti nella seconda metà del Novecento, basta una curva verso via Monte Grappa per sentir cambiare l’atmosfera. Le pietre si fanno più antiche, il ritmo più lento, e sulla sinistra, in discreto raccoglimento, appare la Chiesa di Sant’Aquilino: piccola, modesta, ma densa di storia e spiritualità.
A volerla fu il nobile milanese Cristoforo Benzi, che nel 1697, mosso da un voto solenne, decise di erigere a Cassano un tempio che custodisse la preziosa reliquia della “sacra camiscia” di Sant’Aquilino, vescovo e martire, protettore dei facchini, quei lavoratori infaticabili che incarnavano il peso e la dignità della fatica quotidiana. Questa chiesa divenne così non solo luogo di culto, ma spazio simbolico per una devozione silenziosa, popolare e tenace.
Architettonicamente, l’edificio è un tipico esempio di barocco lombardo tardo seicentesco. La facciata è austera ma armonica, decorata da lesene leggere che la articolano senza appesantirla. Al centro, una finestra dalla sommità stondata suggerisce un movimento dolce, quasi un respiro nella muratura. Il tutto è sormontato da un timpano sobrio, come un sigillo di semplicità. Accanto, un campanile minuto, contraddistinto da una timida merlatura, completa la composizione con un tocco di grazia discreta.
L’interno è essenziale ma accogliente, luminoso e privo di affreschi, come se volesse lasciare spazio alla luce, al raccoglimento, alla meditazione. L’unico elemento pittorico è una grande tela che domina l’altare maggiore, raffigurando San Carlo Borromeo e Sant’Aquilino, uniti in un abbraccio simbolico tra riforma e protezione, tra azione pastorale e martirio. Il pavimento in cotto, originale del Seicento, sopravvive con le sue irregolarità e calde tonalità, conferendo all’ambiente un senso di antico rispetto, quasi fosse una reliquia architettonica anch’esso.
La Chiesa di Sant’Aquilino non si impone con la monumentalità, ma si rivela a chi sa leggere la poesia delle cose semplici: un luogo raccolto, dove la fede si fa pietra, dove la luce si fa custodia, e dove la storia si rinnova ogni domenica, nel silenzioso gesto del rito.
Oggi, la chiesa è aperta solo in rare occasioni, ma da alcuni anni ha trovato una nuova vita spirituale: ospita le celebrazioni della comunità ortodossa romena, che qui ha trovato accoglienza e continuità di fede. Così, il piccolo luogo di culto voluto da un nobile milanese per onorare il santo protettore dei lavoratori, continua a vivere nella preghiera di nuovi devoti, in un flusso che lega il passato al presente.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d'Adda