Il paesaggio rurale di Cassano d’Adda, con le sue antiche cascine, racconta di un mondo scomparso, fatto di ritmi naturali, fatica quotidiana e comunità solidali.
Questi complessi non erano solo un insieme di edifici funzionali: la cascina era un microcosmo autosufficiente, un organismo vivo dove ogni spazio rispondeva a una necessità precisa. A Taranta, come in molte altre cascine lombarde, la tipologia architettonica a corte chiusa proteggeva la vita interna, creando un senso di intimità e coesione. Attraverso il purtón d’entrada, il portone ad arco che segnava il passaggio tra il mondo esterno e quello agricolo, ancora oggi contraddistinto dalla presenza di una scena dipinta in cui è ben visibile il Castello Visconteo, si accedeva a un universo fatto di lavoro, stagioni e ritualità quotidiane.
Gli edifici erano disposti con intelligenza pratica: la stalla delle vacche da latte, o stallón, a nord per mantenere freschezza e ventilazione, quelle dei cavalli a est o ovest, mentre i portici servivano da stalle estive. I tre locali destinati alla lavorazione del latte – la casiróla, il casón con fornello e caldaia, e la casèra – rappresentavano l’anima produttiva della cascina, il luogo in cui il sapere si faceva sapore, e il latte diventava formaggio secondo tradizioni secolari.
A Taranta, come nelle più complesse strutture, gli edifici padronali, meglio noti come că di padrón o del fitävul si affacciavano sull’ingresso, simbolo di controllo e protezione, mentre attorno sorgevano la cantina, il locale per il torchio, la lavanderia, il forno del pane. Era un mondo gerarchico, ma anche profondamente cooperativo, in cui ogni edificio raccontava una funzione, ogni pietra custodiva una storia.
Oggi, Cascina Taranta sopravvive come frammento prezioso di questa eredità. Meno conosciuta forse della più imponente Cascina Belvignate o della ben conservata Cascina Lega, Taranta ha mantenuto intatta la propria struttura, offrendo una rara finestra su un passato rurale che, pur scomparso dalla vita quotidiana, continua a vivere nel paesaggio e nella memoria collettiva.
Sulla facciata, l’immagine di San Giorgio che vince il drago: con le sue spire, che sono già le anse del fiume, il drago è l’Adda gradualmente vinta e addomesticata dall’uomo.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di Marco Galbusera e Laura Fornaroli per il Comune di Cassano d'Adda.
Le cascine sono proprietà privata, ma siamo sicuri che, se userete il dovuto rispetto e la giusta premura verso i loro abitanti, nessuno vi rimprovererà per uno sguardo curioso.