Sull’isoletta di proprietà della famiglia Monti, la Cartiera di Vaprio, oggi Ex Cartiera Binda, fu fondata nel XVIII secolo in risposta a un’esigenza pressante dello Stato di Milano, che si trovava in una situazione di grave carenza di carta. L’Università dei Cartari — rappresentata dall’Abate e dal Sindaco — segnalava come la produzione interna fosse largamente insufficiente a soddisfare la domanda, costringendo così all’importazione dalla zona di Alzano Maggiore, all’epoca parte della Repubblica di Venezia. Questa dipendenza esterna influenzava negativamente i prezzi e la disponibilità delle materie prime, in particolare degli stracci. Per ovviare a tale situazione, si decise di realizzare una nuova 'folla' (cartiera) in un luogo strategicamente favorevole: i terreni di Vaprio appartenenti ai Monti, dove l’abbondanza d’acqua e il dislivello tra il Naviglio della Martesana e il fiume Adda garantivano le condizioni ideali per l’installazione di macchinari idraulici.
Nel 1747, Maria Loaysa, vedova di Cesare Monti, era tutrice del figlio minore Paolo: fu lei ad impiegare il capitale necessario alla costruzione della folla di carta di Vaprio (2 agosto 1748). Per garantire il funzionamento dell’impianto, vennero richieste quattro once d’acqua, da derivare in opposizione al caseggiato del Maglio del Rame, appartenente sempre alla Contessa. Da uno scritto del 1757 risulta che i primi lavoratori erano vapriesi. Nel 1764 la Cartiera venne data in affitto a Gio. Antonio Primo, possessore di un’altra cartiera nei Corpi Santi della Città di Milano, che contribuì al miglioramento della qualità della carta prodotta, commerciata nei suoi negozi di Milano.
L’apporto tecnico e qualitativo portato dal Primo deve essere stato importante, a tal punto da aver interessato i Frati Cistercensi di Sant’Ambrogio di Milano alla cartiera di Vaprio: non a caso, il 18 agosto 1775 la Contessa Maria de Loaysa, vedova Monti, vende all’Abate del Monastero di Caravaggio, Monsignor Livio Benzoni, come delegato della Congregazione del Venerando Monastero di San Luca a Milano, un edificio di Maglio di Rame sito in Comune di Vaprio Pieve di Pontirolo insieme alla Cartiera annessa, con gli utensili esistenti in consegna a Gregorio Cedrone. Il prezzo fu di Tremila Novecento Zecchini, da versare a Firenze e destinare a diversi Creditori rinunciatari.L’atto di vendita demaniale fu stipulato il 27 aprile 1799 presso il notaio milanese Dott. Antonio Maderna.
Nel 1805 l’Ingegnere Nazionale Ferrante Giussani, Direttore del Demanio del Dipartimento d’Olona, a nome del Ministro delle Finanze, al fine di potenziare la Cartiera chiese al Sig. Marchese Massimiliano Stampa Soncino la vendita del Molino che possedeva a Vaprio in vicinanza della Regia Cartiera. L’offerta dell’Amministrazione Demaniale non soddisfò il Marchese e non se ne fece nulla.
Tra il 1810 e il 1816, la Cartiera di Vaprio d'Adda intraprese un significativo processo di ristrutturazione. I canali interni ed esterni, precedentemente realizzati in legno e soggetti a dispersioni d'acqua, furono ricostruiti in mattoni per migliorare l'efficienza idraulica. Nel frattempo, nel 1811, in Germania, Koenig rivoluzionò il mondo della stampa con l'invenzione del sistema d'inchiostrazione a rulli, sostituendo il metodo manuale e aumentando la domanda di carta. Nel 1814, proprio negli anni in cui la produzione avrebbe potuto subire un grande incremento, un violento incendio distrusse la sezione della cartiera adibita a stenditoio. In seguito, l'area fu ricostruita, includendo anche abitazioni per i lavoratori, migliorando così le condizioni generali della fabbrica.
Nel 1816, la Cartiera fu affittata alla famiglia Locatelli, con l'obbligo di manutenzione dell'edificio. Nonostante gli ingenti investimenti per l'ammodernamento, la gestione si rivelò poco redditizia. Nel 1817, per recuperare risorse, fu autorizzata la vendita di 14 pertiche e 10 tavole di terreno al conte Castelbarco, comportando un sensibile smembramento del fondo annesso alla Cartiera. Lo stesso anno, fu inaugurato il primo ponte moderno sull'Adda, che collegava Vaprio a Canonica sostituendo il traghetto attivo dal XV secolo. Nel 1821, per far fronte all'aumento del traffico sulla stretta Alzaia, il Demanio acquistò una striscia di terra dal Marchese di Soncino per l'allargamento della strada.
Il 30 aprile 1839, a Milano, fu istituita una società per la gestione della Cartiera di Vaprio, con soci collettivi il Sig. Tomaso Pastori e l'Ing. Paolo Pigna, e soci accomandanti la Ditta Turati e Radice. La società, con durata di quindici anni, si occupava della fabbricazione e vendita della carta. Nello stesso periodo, il Sig. Pastori cedette alla Ditta Tomaso Pastori e Compagni il privilegio di una macchina denominata "Sans fin" o "Système prolongé", costruita da Monsieur Chapelle de Paris, per un importo di 39.712,50 franchi, oltre alle spese di trasporto e dazio.
Fu nel 1868, che la Cartiera venne acquisita da Ambrogio Binda, il quale oltre a darle il nome con cui è ancora oggi conosciuta, ampliò la struttura avvalendosi dei locali capomastri Rossi. Sotto la gestione Binda, la Cartiera divenne una delle principali realtà produttive italiane nel settore cartario.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, non essendo una manifattura bellica, il Gruppo Binda subì una riduzione d'autorità del lavoro, limitando la produzione al 40% della potenzialità. Furono chiusi due dei tre stabilimenti, concentrando l'attività sulla cartiera di Vaprio, dove furono trasferiti gli uffici commerciali, amministrativi e tecnici. Dopo il 1945, però, la Cartiera ampliò nuovamente e significativamente la propria area, occupando oltre 20.000 m². Furono realizzati una vasca piezometrica, un nuovo reparto di pasta legno con scortecciatura e sfibratura dei tondelli di pioppo, una centrale termica con turbina a vapore per la produzione di energia elettrica e il reparto Saturflex.
Nel 1955, la Cartiera celebrò il centenario con un pranzo al Ristorante "Giardino d'Inverno" dell'Odeon di Milano, coinvolgendo tutte le maestranze del gruppo. A ciascun partecipante fu donata una medaglia commemorativa: in bronzo per gli operai, d'argento per gli impiegati e d'oro per i dirigenti. L’anno dopo, nel 1956, iniziò la produzione di carta decorativa per laminati plastici (Formica), che divenne un prodotto di punta fino alla chiusura. L'aumento della produzione portò a un incremento dell'inquinamento delle acque reflue, affrontato nel 1973 con l'installazione di un depuratore chimico-fisico.
Nel 1980, a causa di difficoltà finanziarie, l'azienda fu posta in amministrazione controllata e ceduta al Gruppo Finanziario Geninvest, che attuò un forte ridimensionamento, riducendo il personale da 1.820 a 596 unità. Nel 1984, le Cartiere Binda furono incorporate dalla controllata Cartiera De Medici, assumendo la denominazione Binda-De Medici. Nel 1987, la Binda-De Medici passò sotto il controllo della Safinvest dell'industriale cartario Flavio Sottrici, formando il Gruppo Sottrici-Binda.
Nel 1998, a causa di problemi economici, la gestione passò alla finlandese Munksjö Paper, specializzata nella produzione di carte decorative. Nel marzo 2002, un incendio distrusse completamente il magazzino di deposito della carta. Nell'agosto dello stesso anno, la gestione fu assunta dall'americana Madison Group Smurfit, proseguendo fino all'inizio del 2004. Negli anni successivi, per scarsità di commesse, le macchine seconda e terza operarono a settimane alterne, fino a quando, dopo esser tornata nelle mani Munksjö Paper, nel 2007, la Cartiera cessò ogni attività.
Attualmente, il sito è in stato di abbandono, ma sono in corso studi di fattibilità per la sua riqualificazione, con l'obiettivo di trasformare l'area in un centro culturale e residenziale, rendendola completamente ciclo-pedonale.
L'Ex Cartiera Binda non solo rappresenta un esempio di sviluppo industriale precoce, ma è anche un simbolo dell'identità socio-economica di Vaprio d'Adda, avendo impiegato generazioni di lavoratori e contribuendo significativamente alla storia industriale della regione.
Contenuto testuale elaborato a partire dagli scritti di Mario Chignoli e Vincenzo Sala