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    Cascina San Benedetto, immagine storica. Foto da www.lombardiabeniculturali.it

    Cascina San Benedetto

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    Quale migliore immagine del fiume per evocare lo scorrere del tempo? Nell’agosto 1088 convengono al porto Bolumbalo, sull’Adda di Trezzo, il possidente Gisleberto da Colnago, il sacerdote trezzese Angilberto, un notaio di nomina imperiale, un giudice e quattro testimoni. I primi due, che non professano il diritto romano ma quello longobardo, hanno invitato gli altri sei allo scopo di perfezionare una donazione all’abbazia benedettina di San Pietro in Cluny, il più grande edificio religioso d’Europa fino alla ricostruzione della basilica vaticana. In Val di porto Gisleberto possiede case, orti, recinti, campi, vigne, boschi, castagneti, stalle, mulini e peschiere per circa 240 pertiche. Questi beni convergono sulla chiesa officiata da Angilberto, allora l’unica in Lombardia dedicata a San Benedetto. I due donatori richiamano il passo evangelico, che promette il centuplo a chi dona tutto e segue Cristo (Matteo 19,29), prima di cedere la chiesa e i beni a Sant’Ugo abate del monastero francese di Cluny. Nasce così in Val di porto il più antico cenobio maschile dell’Ordine in diocesi ambrosiana: il priorato di San Benedetto, chiamato in Portesana almeno dal 1095. La felice posizione presso un porto fluviale garantisce largo transito al monastero, dove la regola benedettina impone che non manchino mai ospiti e pellegrini alla mensa del priore (56,1 mensa abbatis cum hospitibus et peregrinis sit semper).

    Il sito è priorato e non abbazia, perché sede di priore e non di abate: la congregazione riconosce infatti il solo abate di Cluny, cui devono obbedienza i priori a capo di monasteri come quello sull’Adda. È dunque da Portesana a Cluny che fra Villano deve incamminarsi nel 1277 per ricevere il perdono o il castigo di una malefatta. Salvo breve autonomia, il cenobio trezzese risponde localmente a quello di Pontida, oltre l’Adda, da cui giungono priori bergamaschi come Gerardo da Mapello (1260), Leonardo da Trescore (1351), Manfredino da Adrara (1396). L’Ordine cluniacense interpreta il dettato benedettino ora et labora (prega a lavora) a favore della preghiera, affidando i propri campi in conduzione a fittavoli e conversi. Al priorato, centro squisitamente agricolo, non dimorano perciò che due o tre monaci, priore compreso. Questa latitanza induce l'inarrestabile declino del sito trezzese: nel 1281 la chiesa non è officiata e pende un debito di 25 lire; nel 1342 il priore nemmeno risiede, perché il suo predecessore ha affittato l’intero complesso a un notabile del luogo per il tenue canone di 20 fiorini.

    Le rendite del monastero restano però tali da allettare le alte gerarchie ecclesiastiche. Nel 1501 è priore commendatario di San Benedetto il reverendo Ottaviano Casati, cui succedono gli ugualmente reverendi Ambrogio e poi Luigi Casati (1553). Per assolvere ai decreti di San Carlo Borromeo in visita al priorato, costui commissiona la Crocifissione con Vergine e Maddalena, affrescata nei locali della chiesa di San Benedetto e ora trasferita a strappo presso l’oratorio parrocchiale di Trezzo. Sugli angoli l’opera reca lo stemma della famiglia Casati. Ai priori commendatari di questo cognome subentrano il vescovo Cesare Speciano, Ambrogio Cavenago (1609) e Angelo Maria Durini (1755), poi inquisitore generale di Malta. La sproporzione tra le entrate del monastero e l’obbligo di celebrare una sola messa settimanale perdura nei secoli fino alla soppressione. Tenendo in affitto quei beni, al dì 10 dicembre 1796, il cittadino Giuseppe Mazza esercita il proprio diritto di prelazione, acquistando l’ex-priorato cluniacense di San Benedetto e tutte le sue pertinenze. Da allora è una tetragona cascina lombarda che custodisce però millenarie architetture di monastero.

    Gli spigoli esterni in ceppo d’Adda segnano l’antica solidità di cascina San Benedetto, le cui mura sono in ciottoli serrati a spina di pesce. I due materiali, il ceppo e il ciottolo, si alternano a fasce nelle campiture tra le colonne dell’abside nord-est. L’aula absidata con monofora centrale è il momento costruttivo più nobile del complesso. Si tratta forse della primitiva chiesa di San Benedetto, documentata nel 1088 e ridotta più tardi a sala capitolare. L’altorilievo, che ne sovrasta l’accesso dal cortile, dispone in potente sintesi narrativa il dominio del Bene sul Male: un leone vittorioso, la fiera che arretra e, tra loro, un serpente; un’interpretazione più persuasiva del lupo che gioca con l’agnello (Isaia 11,6) ravvisato nell’architrave dalla critica ottocentesca. Il lato esterno dell’aula absidata espone un arco tamponato a riduzione di un più vasto progetto o a sanare il crollo della torre campanaria, menzionata da San Carlo in visita pastorale. Nell’arco è coinvolto un ceppo istoriato a cerchi intrecciati, coerenti col motivo dei capitelli interni.

    Nel 1925 l’aula restituisce una statua lignea di San Benedetto, conservata oggi nella prepositurale trezzese entro la cappella del Crocifisso. Sarebbe tuttavia ingenuo ritenere che il modesto ambiente con architrave, abside e arco esaurisse lo spazio della chiesa di San Benedetto in Portesana. Il tempio occupava infatti l’intero corpo di fabbrica che si allunga a sinistra dell’arco d’accesso alla corte. Qui la facciata riduce a finestra l’entrata principale dell’ex-chiesa, scortata da due affreschi ormai scoloriti. Le ossa rinvenute nel Novecento sul passaggio antistante confermano che la fronte apparteneva al tempio, ancora intatto nel 1796. Tra questo luogo di culto e l’aula absidale insisteva allora la sacrestia dove venne affrescata la Crocifissione Casati. Nel 1858 abitano cascina San Benedetto 29 anime, salite a 52 entro il decennio successivo: la crescita si proporziona alla conversione residenziale della chiesa e all’ampliato volume del complesso; interventi entrambi eseguiti dalla proprietà Mazza.

    Negli anni seguenti si stabiliscono così in cascina le famiglie Carozzi, Moioli, Paganelli, Villa e Zaccaria. Contadini, cacciatori e pescatori, i primi giungono da cascina Paradiso di Cornate d’Adda: la loro discendenza è l’unica ad abitare ancora l’ex-priorato di San Benedetto. Il cognome bergamasco Moioli perde la j intervocalica, pretesa dalla grammatica ottocentesca, già lungo i primi decenni del Novecento, quando l’intraprendente Angelo Moioli Strafôi (balbuziente) vara in Adda il primo battello di ferro anziché di legno. I Paganelli sono custodi alla vicina cava di ceppo d’Adda, la pietra locale. Dai Villa di San Benedetto nasce invece Natalina, fidata infermiera del fidatissimo dott. Alessandro Pampuri, medico condotto di Trezzo. Giunti da Biglio di Valgreghentino, gli Zaccaria risiedono all’ex-priorato prima di accasarsi presso l’omonimo candeggio. Tra queste famiglie, è memoria comune che ogni sera, verso le 18.00, si sentisse un sassolino cadere dalle scale in legno che salivano al ballatoio della cascina: tutti provarono e nessuno riuscì mai a trovarlo. Finché i gradini non vennero rifatti in cemento, i bimbi della corte tremavano al racconto che quei rumori fossero i passi di monaci non più vivi.

    Cristian Bonomi

    Cascina San Benedetto, immagine storica. Foto da www.lombardiabeniculturali.it Cascina San Benedetto, immagine storica. Foto da www.lombardiabeniculturali.it Cascina San Benedetto, immagine storica. Foto da www.lombardiabeniculturali.it Cascina San Benedetto, immagine storica. Foto da www.lombardiabeniculturali.it Trezzo, Cascina San Benedetto, Abside Trezzo, Cascina San Benedetto, Abside
    Modalità di Accesso

    Le Cascine sono proprietà privata, ma siamo sicuri che, se userete il dovuto rispetto e la giusta premura verso i loro abitanti, nessuno vi rimprovererà per uno sguardo curioso.

    Tipo di esperienza
    • Accessibilità motoria
    • Interesse sociale e culturale
    • Raggiungibile in auto
    Mappa
    • Via Val di Porto, Trezzo sull'Adda

      Get Directions
    Comune
    • Trezzo sull'Adda
    Categoria
    • Architettura storica
    • Sito di tradizione popolare
    Tipologia Luogo
    • Architettura rurale storica
    Durata

    Circa 15 minuti

    Modalità di Ingresso

    Proprietà Privata

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