
L'itinerario in breve
L’itinerario Vite d’artisti lungo l’Adda segue l’incantevole corso del fiume, alla ricerca dei luoghi vissuti, attraversati, ispirati o ritratti da grandi artisti che hanno segnato la storia dell’arte italiana e locale.
Dal genio universale di Leonardo da Vinci e del suo allievo prediletto Francesco Melzi, alla forza espressiva di Ennio Morlotti e alla sensibilità paesaggistica di Ferdinando Brambilla, fino ai colori di Vanni Rossi e Natale Riva, o all’eredità di Donato Frisia Junior, pittore e traghettatore dell’anima e del fiume, custode del celebre traghetto leonardesco.
Chiunque scelga questo percorso non può che lasciarsi trasportare dalle suggestioni evocate dalla visione di paesaggi ricchi di storia, natura e bellezza, lì dove ogni sponda conduce verso il racconto di un frammento di arte.
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Il viaggio alla scoperta di quei luoghi ecomuseali profondamente segnati dall’aver ricoperto un ruolo significativo nella vita di alcuni grandi artisti, dall’aver dato loro i natali o dall’essere legati alla loro produzione artistica, non può non iniziare da Villa Melzi d’Eril, una residenza affacciata sul fiume, lì dove il corso d’acqua lambisce le prime terrazze naturali della Martesana, a Vaprio d'Adda. Voluta nel 1482 dal conte Giovanni Melzi, la Villa, nel 1511 ospitò Leonardo da Vinci, che vi soggiornò per ben tre anni, affascinato dalla potenza idraulica del paesaggio. Fu qui che Leonardo mise alla prova le sue teorie per il mai completato Trattato delle acque, osservando e ritraendo i paesaggi del fiume, come l’incantevole ansa dei Tre Corni. Al tempo stesso, si dedicò a soluzioni ingegneristiche: propose innovazioni per il sistema delle chiuse e progettò il disegno di nuovi corsi d’acqua, tracciando schizzi e concependo progetti che oggi sopravvivono tra le collezioni dell’Ambrosiana e della reggia di Windsor. Ma non si limitò alla carta: si narra che sotto il loggiato superiore della Villa, ancora oggi, si possa scorgere un affresco attribuibile almeno in parte alla sua mano — il cosiddetto Madonnone, silenzioso testimone della sua permanenza. Eppure, il lascito più profondo che il genio toscano affidò a queste terre non è fatto di pietra né d’inchiostro, ma di un legame umano: Francesco Melzi, giovane rampollo della famiglia ospitante, suo allievo più amato e per questo altra figura chiave nel percorrere le tracce degli artisti lasciate lungo l’Adda. Proprio a lui, che seguì le orme del Maestro a Roma e in Francia, stanziandosi però, presumibilmente, nella Casa Marietti di Canonica, Leonardo affidò i suoi pensieri, i suoi studi e la propria visione dell’arte.
Così, la villa di Vaprio non è solo una dimora storica ma anche un crocevia di ispirazione e memoria: un luogo dove il Rinascimento ha messo radici, tra acque in movimento e pagine che continuano a raccontare.
Opera a Vaprio d'Adda anche il pittore Natale Riva (1835-1895), nato in una famiglia che, seppur originari di Canonica, gestiva un’osteria nella vicina cittadina. Riva iniziò a frequentare Brera ancora sotto l’influenza artistica di Giocondo Albertolli; nel 1854 conseguì il primo premio per il concorso alla scuola degli ornamenti. Pochi anni dopo ottenne il podio più alto per il bando indetto in seno alla scuola delle statue: l’attestato reca la firma di Massimo d'Azeglio. Da qui il suo percorso sarà un crescendo: studierà pittura con Francesco Hayez, che frequenterà anche oltre la votazione massima con cui si congeda, con onore, dalla sua formazione a Brera. Parteciperà, volontario, ai moti risorgimentali. Abiterà per un periodo in piazza Duomo, a MIlano, ma tornerà in provincia declinando concretamente il suo impegno civico nella carica di consigliere comunale, assolta a Vaprio per un decennio; nella pionieristica adesione alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata in paese; affrescando la parrocchia di Vaprio, il Santuario carmelitano di Concesa, varie edicole, la chiesa di Filago a Canonica d’Adda, la cappella cimiteriale di Fara Gera d’Adda. Non a caso, nell’abside del convento concesino, si ritrasse tra gli spettatori all’Assunzione di Maria, accanto a Padre Gian Luigi Corvi che fece restaurare il convento dopo le soppressioni sofferte, prima di morire affrescando il Sacrificio di Isacco nella chiesa di Vaprio. Tra le altre cose, al suo pennello si devono ritratti vibranti, nostalgici e di ispirazione genuinamente superiori agli accademismi ottocenteschi; bozzetti e nudi di libera mano, in cui il genio artistico si esprime corsivamente.
Muovendosi, poi, da Vaprio verso Paderno e Imbersago, è impossibile non visitare altri due luoghi profondamente legati alla figura di Leonardo da Vinci: si parla del Naviglio di Paderno e del Traghetto Leonardesco. Il primo, rientra tra i capolavori di ingegneria idraulica che il genio fiorentino prefigurò molti anni prima della sua effettiva realizzazione. Il percorso d’acqua, lungo circa 2,6 chilometri e parallelo al fiume, un tempo era reso navigabile da un ingegnoso sistema di conche e chiuse. Non a caso, durante il suo soggiorno a Vaprio d’Adda, Leonardo non smise mai di interrogare le acque impetuose del fiume, sognando un passaggio che potesse domare l’energia dell’Adda e trasformarla in via di comunicazione, superando i salti e le rapide con eleganza tecnica e visione artistica. Il secondo, il Traghetto Leonardesco, tra le sponde di Imbersago e Villa d’Adda, scivola ancora oggi con la calma ostinata delle invenzioni senza tempo: nessun rombo rompe il silenzio dell’acqua, eppure si muove, spinto da un’intelligenza antica, quella della corrente. I due scafi gemelli, uniti da una piattaforma che accoglie passeggeri, biciclette, piccoli veicoli, scorrono sospesi su un cavo d'acciaio teso tra le rive. A guidarlo, un solo timone, manovrato con maestria per catturare l’angolo giusto, il vento giusto, la forza invisibile che il fiume offre. Qui, la corrente non è un ostacolo: è il motore stesso, domata e trasformata in energia pura. Al centro della piattaforma si erge un albero con un rullo metallico: non un ornamento, ma il cuore meccanico di questo piccolo miracolo. È grazie a lui che il traghetto scorre lungo la fune, traducendo la potenza del fiume in movimento ordinato. Una danza silenziosa di fisica e idraulica, che avrebbe affascinato profondamente Leonardo da Vinci, suo ideatore. Ma il Traghetto Leonardesco è profondamente legato anche ad un altro artista: il pittore Donato Frisa Junior che, profondamente innamorato dei paesaggi lombardi, nel lento fluire dell’Adda e nell’umile ruolo di traghettatore scoprì un nuovo sguardo sul mondo. In quel quotidiano andare e venire tra le sponde e tra le acque che riflettono il cielo, trovò forse una bellezza più profonda: quella che non si osserva da lontano, ma si vive con l’anima. Il suo periodo al timone del Traghetto non fu una parentesi, ma un’intima dichiarazione d’amore al territorio e al senso di appartenenza.
Rimanendo ad Imbersago, è la volta di dirigersi verso il Municipio - sede della Galleria del Premio Morlotti, dedicato al ricordo di uno dei protagonisti più significativi del panorama artistico italiano ed europeo del secondo Novecento. In questo angolo di brianza, Morlotti trovò non solo un rifugio, ma una sorgente viva di ispirazione che alimentava il suo sguardo pittorico. Tra il 1955 e il 1965, tornò più volte in questa cittadina raccolta tra il fiume e le colline, percorrendone i sentieri con passo lento e sguardo attento. Era lì che il cielo, riflesso nell’Adda, sembrava confondersi con la terra, dove il vento tra gli alberi sussurrava storie antiche. Quelle impressioni sottili, colte nel quotidiano, si trasformarono in quadri essenziali e vibranti, capaci di catturare la tensione segreta della natura brianzola. Il legame con questo luogo andava oltre la tela: era un’intesa profonda, fatta di rispetto, ascolto e appartenenza. E nel 1988, fu il paese a restituirgli quell’affetto, conferendogli la cittadinanza onoraria: un gesto che non celebrava solo l’artista, ma l’uomo capace di dare voce al paesaggio come a un vecchio amico. A suggellare ancor di più il legame tra la città e il pittore lecchese, la Galleria del Premio Morlotti si snoda tra gli ambienti del palazzo municipale, un edificio elegante del primo Novecento, raccontando passo dopo passo, la storia visiva di un luogo che, nell’omaggiare l’artista passato, coltiva il talento presente. Lungo lo scalone principale, come in un moderno corridoio d’onore, si apre una quadreria che richiama il fascino delle residenze aristocratiche, ma con l’anima viva e dinamica di una collezione pubblica. Qui, le pareti si animano di colore e memoria: ogni opera esposta è il frutto di un’edizione del Premio, accuratamente scelta e custodita dal Comune nel corso del tempo. Insieme, questi dipinti non solo decorano, ma narrano un cammino artistico condiviso, un dialogo continuo tra passato e presente, tra gesto individuale e visione collettiva.
Raggiungendo la vicina Cornate d’Adda, è possibile visitare la Chiesa di San Giuseppe a Porto d’Adda, sede del ciclo di pitture murali realizzate dall’artista Vanni Rossi. Tra il 1940 e il 1945, infatti, con l’aiuto del collega Mario Clerici, il pittore decorò le mura con opere dalla straordinaria potenza narrativa ed espressiva, animandole con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento intrecciati di visioni provenienti dalla comunità portuense, capaci di creare commoventi connessioni tra la parola di Dio e la vita quotidiana. Nella volta centrale, trentatré bambini dell’asilo si librano come piccoli angeli, incarnando con innocenza e verità una santità semplice, quotidiana, che non ha bisogno di aureole per brillare. Accanto a loro, il muratore con le mani segnate dal lavoro, la panettiera all’alba, il sagrestano con passo discreto, la custode della villa Rossi: ognuno ritratto con affetto, con uno sguardo che sa cogliere la bellezza nei gesti consueti. Sebbene un cartiglio laterale esprima ufficialmente la riconoscenza verso i benefattori, è l’intera narrazione pittorica a costituire il vero gesto di gratitudine, tributo silenzioso ma potente a chi, con gesti umili e vite ordinarie, ha costruito l’anima profonda della comunità. In queste pareti, che respirano fede e memoria, Vanni Rossi non si serve dell’uso di retorica né di solennità forzata — ma solo della verità di una santità vissuta. Così, gli abitanti del Paese non sono semplicemente ricordati, sono resi eterni, non attraverso statue di marmo, ma grazie ai colori vivi che pulsano tra le mura della loro chiesa, come un battito che continua nel tempo.
Il cerchio si chiude visitando Cassano d’Adda ultima tappa del viaggio: la Cascina Cantarana, uno di quegli edifici che, con la loro silenziosa presenza, sembra appartenere a tutte le epoche. Riflesso autentico di una tradizione contadina, le sue travi antiche e i mattoni segnati dal tempo, conservano la memoria di Ferdinando Brambilla, artista raffinato originario di questi luoghi, che proprio qui nacque nel 1763. Formatosi all’Accademia di Brera, Brambilla si distinse per la delicatezza dei suoi ritratti e per la sensibilità narrativa delle sue scene di vita quotidiana, capaci di restituire con grazia la realtà del suo tempo. La sua arte, come la cascina che gli diede i natali, ha saputo cogliere l’essenza delle cose semplici, trasformandole in qualcosa di duraturo. E così, anche oggi, chi varca la soglia della Cantarana non entra in quello che oggi è stato trasformato in un ristorante: entra in una storia che continua ad evocare la vita vissuta.
Dimora storica nel centro storico di Vaprio d'Adda, ospitò il genio di Leonardo da Vinci, che qui trovò ispirazione per alcuni dei suoi progetti più importanti. Lasciò in eredità al territorio studi e disegni, ma anche uno dei suoi migliori allievi, Francesco Melzi, suo erede spirituale e protettore dei suoi scritti.
Villa Melzi d’ErilMura abitate da Francesco Melzi, amatissimo allievo di Leonardo da Vinci, che scelse di essere sepolto proprio a Canonica d'Adda.
Casa MariettiIl Satuario di Concesa conserva importanti testimonianze dell'operato del pittore Natale Riva, allievo di Francesco Hayez. Riva fu molto attivo sul territorio e lavorò in diversi Comuni ecomuseali, tra cui Vaprio d'Adda, Canonica, Fara Gera.
Santuario Carmelitano di ConcesaIl canale artificiale che rese navigabile l'Adda fu oggetto di studio da parte di Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno nel territorio. Oggi rappresenta una straordinaria testimonianza di ingegneria idraulica rinascimentale e un affascinante percorso storico-naturalistico.
Naviglio di PadernoL'unico dei sei traghetti anticamente funzionanti, studiato sicuramente anche dal genio vinciano, il traghetto leonrardesco si muove tra la riva lecchese di Imbersago a quella bergamasca di Villa d'Adda, senza l'ausilio di un motore, ma solo grazie a un sistema di funi che sfrutta le correnti del fiume.
Tra gli storici traghettatori anche Donato Frisia Junior, artista fortemente legato al territorio e ai suoi paesaggi.
Omaggio al pittore Ennio Morlotti, profondamente legato a Imbersago, il Premio Morlotti fa crescere una collezione d'arte contemporanea di grande valore per il Paese e per il territorio.
Municipio - Sede della Galleria del Premio MorlottiNella Chieda di Porto d'Adda il pittore Vanni Rossi, con l’aiuto del collega Mario Clerici, realizzò un ciclo di affreschi di straordinaria potenza narrativa ed espressiva.
Chiesa di San Giuseppe a Porto d'AddaOggi ristorante che conserva e valorizza la tradizione dei sapori locali, un tempo la cascina diete i natali al Ferdinando Brambilla, nato il 12 febbraio 1763, pittore alla corte e sui vascelli di Spagna.
Cascina CantaranaVilla Melzi d’Eril, Vaprio d'Adda
Casa Marietti, Canonica d'Adda
Santuario Carmelitano di Concesa, Trezzo sull'Adda
Naviglio di Paderno, Paderno d'Adda
Traghetto leonardesco, Imbersago
Municipio - Sede della Galleria del Premio Morlotti, Imbersago
Chiesa di San Giuseppe a Porto d'Adda, Cornate d'Adda
Cascina Cantarana, Cassano d'Adda