Poco distante dalle rive dell’Adda, il Monte Robbio si erge come un confine naturale e simbolico del territorio di Robbiate. L'altura, più che un semplice rilievo, è un archivio di storie contadine, memorie nobiliari e paesaggi che parlano al cuore. Nel suo ruolo di punto più alto dell’ Ecomuseo "Adda di Leonardo", il Monte è una sentinella geologica che veglia sul territorio con la sua sagoma inconfondibile. Insieme agli altri due rilievi di Robbiate — il Moncucco e la Ganzana — compone una triade che ha ispirato lo stemma del comune. Tre colli, tre identità, un solo paesaggio che intreccia storia, natura e orgoglio locale in un’unica narrazione territoriale.
Per secoli, il versante soleggiato del Monte – ben esposto a est – ha ospitato rigogliosi filari di vite, coltivati con dedizione grazie alla natura argillosa-calcarea del suolo, capace di restituire un vino dal profilo aromatico e secco, noto, per l'appunto, come Monterobbio. Celebrato già nel Cinquecento e conosciuto fino a Milano, il vino di Monte Robbio fu prodotto almeno fino al tardo Settecento, epoca in cui fonti storiche attestano che ben 313 pertiche - più del triplo dei boschi circostanti - erano coltivate a vigna. Al tempo, famiglie nobili come gli Ajroldi, i Corio o gli Erba affidavano queste terre ai massari, che ne pagavano l’affitto con metà dei grani raccolti e dell’uva vendemmiata: la prima spremitura, il crodello, era riservata al padrone; la seconda spremitura, il caspio, era riservata al conduttore. Il vino veniva usato persino come moneta: è il caso del pagamento al pittore Alessandro della Pobbia. Molte abitazioni erano fornite di cantine enormi, talmente grandi da far pensare a una funzione commerciale, più che domestica. Il declino della produzione viticola locale, però, iniziò con la fine dell’Ottocento, in seguito all’arrivo dell’oidio e della filossera, malattie fungine e insetti che devastarono i vigneti.
Oggi il Monte Robbio non produce più vino, ma offre un altro genere di ricchezza: una rete di sentieri facili da percorrere, immersi nella quiete e nella natura brianzola. Salendo verso la cima si attraversano gli echi di un passato agricolo e si conquista una terrazza naturale che regala una vista sorprendente sulla valle dell’Adda. In un mondo che corre, il Monte Robbio invita a rallentare, a camminare e a ricordare, luogo dove il tempo ha lasciato tracce gentili, dove ogni passo racconta una storia e ogni panorama riconnette alla terra, alla fatica e alla bellezza delle cose semplici.
Curiosità: la tradizione vinicola del Monte Robbio un tempo era radicata a tal punto nelle pratiche agricole locali che si diceva: “a Rubià anca i muron fon l’uga” — persino i muri fanno l’uva, a Robbiate. Questo vino, inoltre, godeva di tale fama che persino Carlo Porta, il celebre poeta milanese, lo elevò a dignità letteraria citandolo in alcune delle sue opere. Un omaggio che racconta non solo la sua qualità, ma anche l’importanza culturale e simbolica del monte da cui prende il nome.