Quando venne progettato l’abbattimento della decadente Cascina San Martino per nuovi alloggi, fu dato il vincolo della supervisione della Sovrintendenza perché l’area era considerata di grande interesse storico, visti i precedenti e vicinissimi ritrovamenti delle tombe longobarde (anni 1976-’78 in via delle Racche). Infatti, negli scavi furono ritrovati molti reperti e una cisterna d’epoca romana (poi conservata all’interno del condominio ACLI). Gli studi compiuti affermarono che qui, fra il I ed il II sec. d.C, sorse un insediamento abitativo-produttivo, con tracce di una fornace per la lavorazione di argilla e metalli, con resti di ristrutturazioni successive, databili nel III e IV sec. Tale “villa rustica” fu utilizzata fino al VI sec d.C., epoca in cui giunsero i Longobardi (dal 568 d.C. in poi). La loro presenza è testimoniata sia dalle 5 tombe scoperte in via delle Racche che dal ritrovamento di numerose altre nell’area di San Martino, riferibili proprio al VI e VII sec. d.C. ed è su questi sepolcreti di personaggi d'alto rango che, tra le rovine dell’antica villa romana, venne poi costruita la chiesa, su volontà dello stesso gruppo familiare longobardo residente in quest’area. Perché la chiesa fu dedicata a San Martino? Il motivo sta nel fatto che è in questo periodo che inizia a diffondersi il culto di San Martino di Tours in Italia, spesso a protezione di aree cimiteriali.
Nel XVI sec. negli atti della visita pastorale di S. Carlo Borromeo si legge che la Chiesa di S. Martino risultava ancora “piuttosto elegante”, con annessa una casa per il suo custode. Sue notizie si avevano già nelle visite pastorali del secolo precedente, le fonti riportavano anche la presenza di un campanile. Anche nel Catasto teresiano del 1720 l’edificio religioso era segnalato.
Solo a metà dell’Ottocento la chiesa perse la sua funzione religiosa e venne inglobata nella nuova cascina per le esigenze abitative delle famiglie del posto: si chiudeva così il ciclo di vita di una delle più antiche chiese di Trezzo, demolita poi, quasi definitivamente, nel 1924, sempre per riassetti residenziali. Proprio nei primi del secolo scorso vediamo nascere l’Opera Pia di previdenza sanitaria, con lo scopo di costruire un ospedale proprio nell’area di San Martino. Per tale obiettivo vi furono diversi lasciti e donazioni che portarono il progetto, commissionato all’Ing. Ettore Gattinoni, verso la fase esecutiva.
In atti d’archivio e poi nel verbale dell’assemblea soci dell’Opera Pia del 3/01/1960 5 (per il rinnovo delle cariche nell’anno d’istituzione della “Colonia”) leggiamo: “Il Patrimonio dell’Opera Pia è costituito principalmente dei beni immobili dei fratelli Carlo e Francesco Mazza e dal terreno (36 pertiche milanesi) avuto dai fratelli Giovanni e Agostino Perego in località “San Martino” prescelto per erigervi l’Ospedale…” (relazione di fine mandato del presidente Ing. Mario Rolla). È doveroso riconoscere sia l’impegno profuso dall’Ing. Agostino Perego in favore dell’Opera Pia sia per conservare la memoria della devozione popolare per San Martino. Infatti se nel 1924 le strutture murarie dell’antica chiesa di San Martino furono in gran parte demolite per far posto alle esigenze abitative, non è un caso che, pochi mesi dopo, l’Ing. Perego volle realizzare la nuova Cappella della Madonna di San Martino. È infatti del 18 febbraio 1925 l’autorizzazione a costruire la chiesa adattando il rustico esistente (ex deposito agricolo), come risulta dal nostro archivio.
L’edificio e l’area attigua in quella data erano già stati donati dai Perego all’Opera Pia. La costruzione fu curata dall’Ing. Perego in persona. Del rustico, si sa che era presente nella cartografia del 1842 e denominato “Cascina Fornace Vecchia”. Se tale cascina è detta “vecchia fornace” la sua edificazione è da far risalire parecchi decenni prima: infatti, nella scheda dei Beni Culturali della Lombardia, l’esperto indica la costruzione dell’edificio originario alla prima metà del sec. XVIII. La Cappella costituì di fatto la prima delle costruzioni del complesso ospedaliero che poi rimase solo nel progetto. In realtà altre strutture sanitarie vennero realizzate in paese (come il centro antitubercolare) e sulla stessa area di San Martino, nel 1944, con la realizzazione del “Padiglione isolamento”, chiamato poi Cascina Ospedale. Questo padiglione venne utilizzato per gli sfollati della guerra e poi per famiglie bisognose. Fu abbattuto e gran parte dell’area destinata alla struttura ospedaliera fu donata dall’Opera Pia San Benedetto al Comune di Trezzo per realizzare l’attuale Casa di riposo “Anna Sironi”.
Contenuto testuale elaborato a partire dagli scritti di Alessandro Snaier.
La Cappella della Madonna di San Martino segue orari di apertura variabili ed è visitabile nel rispetto della sacralità del luogo. Dall'esterno, l'area è liberamente fruibile in ogni momento.