A metà del XIX secolo, il Cappellificio di Robbiate risulta proprietà di Giovanni Villa e impiega solo due operai: Serafino Zambelli da Monza e Paolo Pozzi da Arlate (ASCo, Prefettura). Entro il cadere di quel secolo, Baroni Luigi rileva l'attività, ampliandola. Il Cappellificio di Robbiate rappresenta una significativa testimonianza della vocazione manifatturiera della Brianza, precedente all'avvento dell'elettrificazione che accelerò il ritmo di produzione da artigianale a industriale. Specializzato nella produzione di cappelli in feltro, destinati sia al mercato locale che a quello milanese, questo stabilimento si inseriva pienamente in una stagione di fervore industriale che trasformò profondamente il tessuto sociale ed economico del territorio. La lavorazione del feltro impiegava dosi di mercurio, che riusciva spesso deleterio per la salute dei lavoranti.
La Brianza e l’area lungo l’Adda, tra Ottocento e Novecento, erano punteggiate da stabilimenti produttivi che contribuirono a definire l’identità della regione. In particolare, la vicina Monza vantava una delle più importanti tradizioni cappelliere d’Europa, come ben documenta oggi la sezione dedicata all’Industria del Cappello all’interno del Museo Etnologico di Monza e Brianza. Qui si racconta come, già dal XVIII secolo, la produzione di cappelli si affermò con forza attraverso piccole botteghe artigiane, evolvendosi nella seconda metà dell’Ottocento in un’industria strutturata e riconosciuta a livello internazionale. Famiglie come i Cambiaghi, i Paleari e i Ricci contribuirono a rendere Monza un centro di eccellenza, arrivando a esportare oltre 60.000 cappelli al giorno in tutto il mondo.
A partire da questo contesto, l’industria accelera lungo le rive del fiume, portando a efficienza alcuni punti di produzione: il Linificio Canapificio Nazionale di Fara Gera d’Adda e di Cassano d’Adda, tra i maggiori del tempo per la lavorazione del lino; il villaggio operaio di Crespi d’Adda – dal 1995 patrimonio dell’umanità UNESCO – con le sue filature di cotone.
Il Cappellificio di Robbiate emerge dunque non solo come esempio di abilità artigianale e iniziativa imprenditoriale, ma anche come parte integrante preliminare di un tessuto produttivo più ampio e coeso. Ricostruire la memoria di queste realtà significa riscoprire le radici industriali di un territorio ancora profondamente segnato da quelle esperienze di lavoro, innovazione e comunità. Oggi del Cappellificio non restano che il ricordo nella memoria dei cittadini con più anni sulle spalle, la traccia in qualche documento d’Archivio e il luogo che lo ospitava.