In fondo a via Tiraboschi, dove inizia un sentiero che porta al fiume Brembo, sorge Cascina Tiraboschi. Qui nel passato, d’inverno, quando la neve era molta e poco il lavoro dei campi, si approfittava della cattiva stagione per riparare e costruire attrezzi agricoli, panchine, sgabelli, sedie. In quel periodo dell’anno, spesso, i contadini si prestavano anche al lavoro operaio, come lavoratori avventizi o inviando in fabbrica i figli o soprattutto le figlie più giovani.
Nella bella stagione, invece, il lavoro nei campi era faticosamente condotto a mano, salvo il traino di un cavallo. Al tempo anche le donne tralasciavano gli impegni domestici per andare in campagna: “a föra”, come usa dire il dialetto; giravano il fieno, rastrellavano, raccoglievano il granoturco.
Sempre qui, giornalmente si recuperava l’acqua da utilizzare per tutti gli usi domestici, estraendola da un pozzo artesiano grazie ad una pompa azionata manualmente. A detta degli abitanti più anziani di Cascina Tiraboschi, l’acqua del suo pozzo era la più pura, la più fresca e buona di tutta la zona; e per questo, proseguono, qui non ci furono mai casi di tifo.
Malgrado l’agricoltura meccanizzata abbia alleviato i tempi e le fatiche della tradizione contadina, Cascina Tiraboschi, ancora oggi, è un luogo di fierezza per le tradizioni rurali del paese, talora frequentata anche dalle scuole, a scopo didattico.
La posizione dell’edificio, tuttavia, l’ha esposta a occasionali allagamenti lungo le piene del Brembo. L’ultima è stata quella del 2002, quando le numerose mucche restarono bloccate nelle stalle e solo molte ore dopo, mugghianti perché non munte, furono portate in salvo. In seguito agli interventi di consolidamento eseguiti sugli argini del Brembo, il pericolo di eventi alluvionali sembra ora scongiurato.
Le cascine sono proprietà privata, ma siamo sicuri che, se userete il dovuto rispetto e la giusta premura verso i loro abitanti, nessuno vi rimprovererà per uno sguardo curioso.