La Rocca di Vercurago, meglio conosciuta nell'immaginario collettivo come il Castello dell'Innominato, si erge imponente su un'altura al confine tra Lecco e Vercurago, a circa 180 mt sopra il livello del Lago di Garlate.
Questo luogo affascinante, che la tradizione popolare lega indissolubilmente all'opera di Alessandro Manzoni, vanta una storia complessa e stratificata, ben più antica della sua fama letteraria: le sue origini affondano radici profonde, con evidenze archeologiche che attestano la presenza umana sul Tremasasso, l'altura su cui sorge, fin dall'Età del Ferro, con insediamenti della cultura di Golasecca. La posizione naturalmente strategica della rocca, posta a controllo di vie d'acqua e percorsi terrestri cruciali, come quelli verso la Valsassina e l'Alto Lario, ne fece un punto di riferimento sin dall'antichità, probabilmente già presidiato in epoca romana con torri di avvistamento.
Nel Medioevo, in particolare durante il Regno Longobardo, l'Adda divenne un confine fondamentale e la zona intorno alla rocca fu oggetto di "incastellamento", un processo che portò alla nascita di fortificazioni. Sebbene le prime testimonianze scritte di una "rocheta de Leuco" risalgano al XIII secolo, è plausibile che una struttura difensiva fosse già presente. Questa strategica posizione di frontiera, che la rese un fulcro di scontri e passaggi di potere, fece sì che la Rocca di Vercurago fosse proprietà di famiglie influenti come i Benaglio, vassalli dei Della Torre, e successivamente contesa tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano.
Il Castello subì diverse distruzioni e ricostruzioni nel corso dei secoli, una delle più significative nel 1799 durante la campagna di Suvorov. Parte della sua struttura originale fu anche riutilizzata come materiale da costruzione, alterando pesantemente l'aspetto antico. Sul finire del XIX secolo, i Padri Somaschi, a cui il Castello fu ceduto nel 1628, intrapresero importanti lavori di parziale ricostruzione e conservazione, trasformando la torre sbrecciata in una cappella dedicata a San Girolamo Emiliani. Oggi, oltre a questa cappella, il sito include la Cappella di Sant'Ambrogio, di origini medievali e anch'essa restaurata, e un crocione ferreo.
La rocca è oggi un simbolo dei luoghi manzoniani. Sebbene Manzoni non abbia mai confermato esplicitamente la sua ispirazione, la descrizione del Castello dell'Innominato ne I Promessi Sposi presenta numerose affinità con la posizione impervia e dominante della Rocca di Vercurago, affacciata su una valle angusta e profonda che un tempo segnava il confine tra gli stati.
Visitare il Castello dell'Innominato significa immergersi in un luogo dove storia millenaria e suggestione letteraria si fondono, offrendo un'esperienza unica tra le vestigia di un passato turbolento e la forza evocativa di una delle più grandi opere della letteratura italiana. Il sentiero che conduce alla rocca, lungo una scalinata scavata nella roccia o una via più antica, permette non solo di apprezzare pienamente il contesto paesaggistico che potrebbe aver ispirato uno dei passaggi più iconici del romanzo manzoniano, ma anche, al termine della salita, di essere ripagati dalla vista di un panorama mozzafiato.