Immerso in un suggestivo scenario naturale, il Castello di Brivio ha saputo resistere al passare dei millenni: la sua posizione strategica, fin dall'antichità, lo ha reso un fulcro di eventi e trasformazioni, specialmente durante il Medioevo, periodo in cui la sua importanza crebbe maggiormente.
Ciò che oggi vediamo come i resti di un'antica fortificazione, era, tra il I e il II secolo d.C., un luogo di culto dedicato alla Triade Capitolina, segno evidente della presenza romana e della sua influenza sul territorio. Con l'avvento del Cristianesimo, questa area sacra si trasformò in una chiesa paleocristiana, le cui tracce si mescolano oggi con quelle delle epoche successive.
Ma è durante l'epoca medievale che il Castello conobbe la sua vera ascesa come roccaforte: nel X secolo, con le incursioni degli Ungari che minacciavano il Nord Italia, sorsero numerose fortificazioni difensive e in questo contesto il Castello di Brivio, insieme a quello del Lavello, entrò a far parte dei possedimenti della corte regia di Almenno e, successivamente, dei Conti di Lecco, come attestato in un documento del 960. La fine della linea dei Conti di Lecco portò a nuove contese e passaggi di proprietà: i castelli di Brivio e del Lavello finirono sotto il dominio dei Vescovi di Bergamo per volere imperiale, mentre nel XII e XIII secolo furono abitati da esponenti della potente famiglia feudale dei Capitanei di Vimercate.
Il 1262 fu un anno cruciale per il Castello: durante le feroci lotte tra Guelfi e Ghibellini, fu distrutto dai Guelfi milanesi. Solo in parte fu successivamente riadattato, mentre la chiesa interna, dedicata a San Giovanni Battista, rimase in rovina, testimonianza delle violenze subite.
La storia del Castello di Brivio prende una piega inaspettata nel XIX secolo: nel 1845, quando il Comune di Brivio pensava addirittura di demolirlo, fu Giuseppe Cantù, fratello del celebre storico Cesare Cantù, ad acquistarlo. Con una visione imprenditoriale, lo fece ristrutturare e lo trasformò in una filanda, un opificio che passò poi alla famiglia di industriali francesi Gibert e rimase operativo fino al 1927.
È proprio in questo periodo, durante i lavori di adeguamento della filanda nel 1888, che avvenne una scoperta straordinaria: nel cortile della fabbrica, mentre si praticava un condotto di scarico per una nuova caldaia, fu rinvenuta la Capsella di Brivio. Nascosta in una cavità, probabilmente di un altare interrato della chiesa di San Giovanni, questa piccola scatoletta ellittica in lamina d'argento sbalzato e dorato si rivelò essere un prezioso reliquiario paleocristiano. Lungo appena 12 cm, l'originale è oggi custodito al Museo del Louvre di Parigi, considerato uno dei maggiori esempi di manufatti paleocristiani del suo genere. Il Comune di Brivio, in un gesto di profondo legame con la sua storia, è riuscito ad acquisirne una copia perfetta, realizzata dai laboratori dello stesso Louvre, che permette di ammirarne la bellezza anche nel luogo della sua origine.
Oggi, il Castello di Brivio è un'abitazione privata, tuttavia, il suo esterno continua a emanare un grande fascino, permettendo a chi lo osserva di percepire l'eco di una storia lunga due millenni, fatta di imperatori, conti, vescovi, distruzioni e rinascite, e di una scoperta che ha legato indissolubilmente il suo nome a capolavori dell'arte sacra antica.