Nota anche come “Chiesa di Vetro”, la Chiesa di Nostra Signora della Misericordia di Baranzate rappresenta una delle testimonianze più significative dell’architettura ecclesiastica moderna in Italia. Progettata tra il 1956 e il 1957 da Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, con la collaborazione strutturale dell’ingegnere Aldo Favini, l’edificio incarna lo spirito di rinnovamento liturgico e architettonico che anticipava il Concilio Vaticano II.
Sin dall’origine, l’intento dei progettisti fu quello di reinterpretare la chiesa come spazio comunitario, spoglio da orpelli decorativi e fondato su un linguaggio di chiarezza strutturale e trasparenza. Il risultato è un’architettura in cui materiali e tecniche dell’edilizia industriale vengono messi al servizio della sacralità, creando un ambiente che parla di spiritualità attraverso la luce, il ritmo e la leggerezza.
L’aula liturgica, di pianta rettangolare, si sviluppa su un basamento sopraelevato che isola lo spazio sacro dal contesto urbano. La struttura portante, composta da quattro pilastri in cemento armato martellinato e un sistema di travi principali e secondarie, è espressa senza mediazioni, quasi a voler dichiarare la verità costruttiva come valore spirituale. Il soffitto a nervature geometriche, ottenuto con elementi prefabbricati, costituisce l’unica concessione decorativa: una sorta di tessitura moderna che sostituisce gli apparati ornamentali della tradizione.
L’elemento più distintivo rimane però il trattamento delle pareti: una griglia metallica regolare accoglie pannelli traslucidi che filtrano la luce naturale. Questi diaframmi lattiginosi fanno sì che l’interno venga pervaso da una luminosità diffusa e rarefatta, evocando l’idea di una presenza divina immateriale. Di notte, il processo si inverte: l’edificio stesso diventa un faro luminoso nel paesaggio urbano, un landmark spirituale e architettonico che trasforma la Chiesa in segno riconoscibile della comunità.
La “Chiesa di Vetro” non è solo un’opera di ingegneria e design, ma un manifesto architettonico: un’interpretazione radicale e moderna dello spazio sacro, capace di coniugare funzionalità, sperimentazione e simbolismo. Ancora oggi rimane un esempio eloquente di come la modernità possa dialogare con la dimensione spirituale, offrendo un’esperienza di fede mediata dalla luce e dalla trasparenza.