
L'itinerario in breve
Sulle rive dell’Adda è possibile andare alla scoperta di un capitolo affascinante della storia industriale lombarda, quello dell’industria tessile, attraverso luoghi che hanno trasformato l'economia agricola in un fiorente sistema manifatturiero, segnando profondamente il paesaggio e la vita delle comunità: dalla produzione del feltro nel Cappellificio di Robbiate alla delicata gelsibachicoltura della Filanda di Imbersago, dalla potenza idraulica della Ex-Tessitura Rolla di Trezzo sull'Adda fino ai colossi del lino, canapa e juta del Linificio Canapificio Nazionale di Cassano d'Adda e Fara Gera d'Adda, senza dimenticare l'eleganza del velluto al Velvis di Vaprio d'Adda per finire con la "Cort dè la Filanda" a Canonica d'Adda, un luogo che, pur non conservando più la struttura originaria, evoca la ricca tradizione serica del territorio.
Ogni tappa è un filo prezioso di una trama che racconta l'ingegno, la fatica e l'innovazione. È un tessuto di storie che ha reso queste valli il cuore pulsante di un'industria proiettata verso il futuro, lasciando un'eredità tangibile in architetture, memorie e la stessa fibra del territorio.
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L'Adda, un tempo confine e da sempre risorsa vitale, è stato per secoli un crocevia di culture e commerci. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, le sue acque hanno alimentato una vera e propria rivoluzione manifatturiera e qui, la disponibilità di energia idraulica ha trasformato le sue rive in un dinamico paesaggio industriale, dove l'ingegno umano ha saputo sfruttare la forza del fiume per dare vita a un fiorente sistema produttivo.
Questo territorio, prima prevalentemente agricolo, ha così visto nascere e prosperare un'industria tessile che, dal feltro al velluto, dal lino alla canapa, ha plasmato il paesaggio e la vita delle comunità. Questo capitolo si legge ancora oggi in numerosi luoghi, custodi di storie di innovazione, fatica e profonda trasformazione sociale.
A Robbiate, a metà del XIX secolo, fioriva un importante Cappellificio, testimonianza della vivace vocazione manifatturiera della Brianza, ben prima dell'elettrificazione: nato come piccola attività di Giovanni Villa, con due soli operai, fu poi rilevato e ampliato da Luigi Baroni. Qui si producevano cappelli in feltro, apprezzati a livello locale e milanese, inserendosi in un contesto dove la vicina Monza vantava già una tradizione cappelliera di eccellenza. Sebbene la lavorazione del feltro comportasse sfide per la salute (veniva infatti impiegato il mercurio nella lavorazione), la storia di questo opificio ci permette oggi di riscoprire le radici artigianali e industriali del territorio. Anche se del Cappellificio restano la memoria dei cittadini e qualche documento d'archivio, il luogo che lo ospitava conserva ancora oggi un'aura di storia e silenziosa bellezza, un invito a immaginare l'operosità di un tempo che ha plasmato queste terre.
Spostandosi a Imbersago, si ha la possibilità di incontrare quello che oggi è un elegante complesso residenziale, ma che un tempo ospitava un'antica filanda dedicata alla lavorazione del baco da seta. L'imponente ciminiera in mattoni rossi, che ancora oggi si erge, è un silenzioso testimone di un passato di operosità. Questa Filanda racconta un passaggio cruciale dall'agricoltura all'industria, le cui radici in Lombardia risalgono al Quattrocento, quando Ludovico il Moro promosse la piantumazione dei gelsi per la gelsibachicoltura. La vita della filanda iniziava nelle cascine, dove in primavera le uova di baco venivano allevate con pazienza fino alla formazione dei preziosi bozzoli. All'interno mani, spesso giovanissime e femminili, lavoravano instancabilmente, immergendo i bozzoli in acqua bollente e catturando il sottile filo in un'aria satura di vapore. La filanda era un luogo di lavoro duro ma anche di comunità, un simbolo del salto verso la modernità che ha lasciato un'eredità di resilienza e ingegno.
A Trezzo sull'Adda, sul promontorio dominato dall'imponente castello, si rivela invece la storia dell'Ex-Tessitura Rolla. Dopo la dismissione militare della fortezza nel 1797, l'area, un tempo sfruttata per l'estrazione della "ceppo d'Adda", si reinventò. I fratelli Pietro e Giuseppe Rolla vi trasferirono nel 1887 la loro tessitura di lino e filati misti, inaugurando una nuova era. La vera rivoluzione fu l'utilizzo pionieristico dell'energia idraulica: nel 1892 ottennero la concessione di derivare dall'Adda una notevole portata d'acqua, incanalandola in un cunicolo sotterraneo per alimentare una turbina. Questa forza motrice era trasmessa direttamente ai telai; un esempio affascinante di ingegneria pre-elettrica. Pietro Rolla, un imprenditore illuminato, intessé relazioni non solo locali e contribuì a modernizzare l'opificio, che nel 1904 cedette i propri diritti d'acqua a Cristoforo Benigno Crespi per la celebre centrale idroelettrica "Alessandro Taccani", segnando un'ulteriore evoluzione nell'uso dell'energia fluviale e lasciando un'impronta indelebile nel paesaggio.
Proseguendo lungo il fiume, si giunge a Vaprio d'Adda, dove si erge maestoso il Vellutificio Visconti VELVIS, una vera gemma dell'industria tessile lombarda. L'edificio, voluto nel 1839 dalla società Sioli-Dell'Acqua e Giuseppe Archinto, si distinse fin da subito per l'innovazione, con l'installazione di telai meccanici e una tintoria all'avanguardia. La produzione di velluti a costa, esclusiva e di eccezionale qualità, valse all'opificio una medaglia d'oro nel 1845 all'Esposizione delle Arti di Milano. Il nome VELVIS nacque nel 1865, fusione di "VELluto" e "VISconti", quando la manifattura passò nelle mani del Duca Raimondo Visconti di Modrone. La famiglia Visconti di Modrone donò allo stabilimento un'architettura unica, simile a un castello medievale, con torri merlate e il celebre biscione visconteo, che ne esalta la nobile origine e la solidità. Sebbene la sua attività si sia conclusa nel 2024, la VELVIS rimane un simbolo di innovazione tecnica e di un'industria che ha saputo fondere l'eccellenza produttiva con una sorprendente estetica architettonica.
A Cassano d'Adda, il Linificio Canapificio Nazionale si erge come un vero monumento alla storia industriale italiana. Fondato nel 1873 dall'industriale Andrea Ponti, che unificò diverse realtà preesistenti, lo stabilimento di Cassano era specializzato nella filatura a secco, corderia e spagheria, scalando in pochi anni i vertici industriali fino a essere quotato in Borsa a Milano. Le sue radici affondano già nel 1840, quando Paolo Battaglia trasformò antichi molini in una filatura meccanica di lino, beneficiando delle acque della Roggia di Cassano, un diritto idrico antichissimo. L'introduzione di macchinari e personale specializzato direttamente dall'Inghilterra testimoniava la sua avanguardia. Sotto la guida dell'ingegnere Pietro Rusca dal 1892, il Linificio di Cassano conobbe innumerevoli innovazioni, dalla separazione delle lavorazioni polverose al convitto per operaie, diventando uno dei complessi più grandi e moderni della zona. Con circa 1.000 operai e una produzione giornaliera imponente, non era solo una fabbrica, ma il cuore pulsante di una comunità, un luogo di riscatto sociale e di diffusione di una cultura operaia all'avanguardia. Sebbene chiuso nel 1995, i suoi edifici, oggi, rimangono eloquenti mura di grandezza e umanità, testimonianze silenziose di un'epoca che ha plasmato l'identità del territorio.
L'altra importante sede del Linificio Canapificio Nazionale si trovava a Fara Gera d'Adda, fondata nel 1870 dal Dottor Andrea Ponti. L'impatto di questo stabilimento fu tale da trasformare radicalmente il piccolo paese in un vero paese operaio con migliaia di abitanti. Qui vennero installati migliaia di fusi per lino, canapa e juta, con un aumento continuo della produzione e dell'energia motrice, prima idraulica e poi idroelettrica e termoelettrica. Ma il Linificio di Fara andò oltre la semplice produzione: fu un vero modello di sviluppo sociale: accanto all'opificio sorsero un grande convitto capace di accogliere e assistere circa 250 fanciulle (maestranze perlopiù femminili provenienti da fuori comune), le prime case operaie nel 1872 e persino un asilo infantile nel 1896-1897. Questi interventi testimoniarono una visione lungimirante che mirava al benessere delle maestranze e alla creazione di una vera e propria comunità industriale, simile al celebre villaggio operaio di Crespi d’Adda. Sebbene oggi chiuso, il Linificio di Fara ha lasciato tracce evidenti e di grande valore sul territorio, disegnando un paesaggio che racconta una storia di trasformazione economica, urbanistica e sociale.
Infine, a Canonica d'Adda c’è un altro luogo testimone della fiorente produzione tessile del territorio, ma non è un vero e proprio edificio: è la "Cort dè la Filanda". Qui, pur non essendoci più un opificio visitabile, il nome stesso della corte e alcuni dettagli dell'edificio più antico, come le tre suggestive aperture ad arco acuto all'ingresso, evocano vividamente la presenza di una fiorente filanda a vapore ottocentesca.
Questo viaggio lungo l'Adda non è soltanto un semplice percorso tra vecchie fabbriche: è un'immersione nella memoria di un territorio che ha saputo reinventarsi, passando da un'economia rurale alla potenza industriale. I cappellifici, le filande, le tessiture e i linifici non sono solo edifici, ma custodi di storie di uomini e donne, di innovazioni tecniche e di profonde trasformazioni sociali ed attraverso questi luoghi, è possibile comprendere l'ingegno imprenditoriale, la fatica quotidiana degli operai e il modo in cui l'industria ha plasmato paesaggi e comunità.
Il Cappellificio di Robbiate rappresenta una preziosa testimonianza delle origini manifatturiere della Brianza, quando l’artigianato si trasformava in industria lungo le rive dell’Adda.
CappellificioIl Setificio-La Filanda di Imbersago, attivo tra Ottocento e Novecento, fu un importante realtà che diede impulso all’economia locale, testimoniando la tradizione serica brianzola con i suoi ambienti di lavoro e le storie di generazioni di filandiere.
Setificio - La FilandaSignificativa testimonianza dell’archeologia industriale locale, legata alla lavorazione del lino e dei filati misti, l’Ex Tessitura Rolla sorse nel 1887 sul promontorio di Trezzo sfruttando una condotta d’acqua derivata dall’Adda.
Ex-tessitura RollaSorto nell’Ottocento sulle rive dell’Adda, il Linificio Canapificio Nazionale fu uno dei più grandi complessi tessili d’Europa e cuore di una comunità operaia che per oltre un secolo intrecciò industria, innovazione e vita sociale.
Linificio Canapificio NazionaleIl Linificio Canapificio Nazionale di Fara trasformò il piccolo borgo rurale in un centro operaio con stabilimento, convitto e villaggio industriale, anticipando modelli come Crespi d’Adda e lasciando un segno profondo nel paesaggio e nella vita della comunità.
Linificio Canapificio Nazionale, villaggio operaio e ConvittoUn’imponente manifattura ottocentesca affacciata sull’Adda, celebre per i suoi velluti di qualità e per l’architettura castellana con torri merlate e il biscione visconteo che ne celebra le origini nobiliari.
Cotonificio Vellutificio Visconti di Modrone VELVISUn tempo animata dalla filanda a vapore dei Marietti, la Corte conserva nelle sue arcate ogivali e negli ambienti antichi la memoria della vocazione serica che nell’Ottocento dava lavoro a centinaia di donne.
Cort dè la FilandaCappellificio, Robbiate
Setificio - La Filanda, Imbersago
Ex-tessitura Rolla, Trezzo sull'Adda
Linificio Canapificio Nazionale di Cassano d'Adda, Cassano d'Adda
Linificio Canapificio Nazionale, villaggio operaio e Convitto, Fara Gera d'Adda
Cotonificio Vellutificio Visconti di Modrone VELVIS, Vaprio d'Adda
Cort dè la Filanda, Canonica d'Adda