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L'itinerario in breve
La cittadina di Vaprio d’Adda, così incastonata tra le acque del fiume e il verde della Martesana, custodisce un patrimonio artistico e architettonico sorprendente: le sue ville storiche. Ecco che l'itinerario Le ville di Vaprio invita proprio a scoprire, passo dopo passo, le dimore nobiliari che tra il Cinquecento e l’Ottocento resero questo borgo un luogo di villeggiatura e cultura. Passeggiando tra curatissimi giardini, eleganti facciate e scorci paesaggistici a dir poco panoramici, sarà possibile immergersi in un passato fatto di arte, storia e personaggi illustri, lungo un viaggio affascinante che rivela l’identità profonda di Vaprio attraverso le sue dimore più rappresentative.
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Da Nord a Sud di Vaprio, l’itinerario alla scoperta delle dimore storiche che da secoli arricchiscono lo spaccato urbano della città parte da Villa Castelbarco Simonetta Albani Quintavalle - una residenza immersa nel paesaggio fluviale tra il Naviglio della Martesana e il fiume Adda. Affascinante esempio di metamorfosi architettonica e culturale, il complesso sorge in un'area precedentemente nota come “Il Monasterolo” per la presenza di un antico convento vallombrosano fondato nel XII secolo. Qui, tra i cortili ordinati e la piccola chiesa a pianta centrale, si possono leggere gli echi della spiritualità che un tempo animava queste mura, trasformate da Casa del Signore a Casa dei Signori. È il conte Giuseppe Simonetta a dare il via a questa metamorfosi in “villa delle delizie", ristrutturando la cappella, sistemando il cortile di servizio e costruendo l’esedra. Ma sarà solo con la famiglia Castelbarco, tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, che la villa raggiungerà il culmine del suo splendore. Figura centrale di questa rinascita è il conte Cesare Castelbarco, raffinato intellettuale e viaggiatore, il cui gusto classicheggiante permea l’intero complesso.Celebrata già nell’Ottocento da scrittori e viaggiatori, la villa si attesta, così, come centro di villeggiatura e cultura, animata da eventi mondani e incontri d’élite. L’ emblema della casata, il leone, è un simbolo ricorrente nei suoi elementi decorativi, questi ultimi coevi del parco che la circonda, un raffinato esempio di paesaggio ottocentesco: qui viali ombrosi, tempietti, serre, aree faunistiche e persino un galoppatoio coperto dialogano con la natura selvaggia, mentre il Naviglio e l’Adda ne delineano i confini con eleganza.
Se Villa Castelbarco Albani, dopo secoli, ancora si offre come un vero e proprio microcosmo culturale, capace di coniugare arte, natura e storia, in un’esperienza di bellezza e contemplazione senza tempo, non da meno è Villa Melzi d’Eril, storica dimora affacciata sul fiume, spesso ricordata per aver ospitato Leonardo da Vinci tra il 1511 e il 1513, invitato da Gerolamo Melzi. Là dove oggi si distende la Villa, un tempo sorgevano strutture difensive. Collocate strategicamente in prossimità del traghetto sull’Adda, queste fortificazioni vigilavano sul passaggio di uomini, merci e segreti, benché oltre il fiume la Gera d'Adda fosse ancora dominio del Ducato di Milano. La trasformazione del luogo da presidio a nobile dimora avviene nel 1482, grazie a Giovanni Melzi: distribuita su tre ampie terrazze affacciate sul fiume, la residenza univa la solennità dell’architettura alla strategia politica del tempo. Giunta al volgere del Cinquecento, la Villa assunse l’aspetto architettonico che tuttora conserva: un’eleganza sobria e composta, che richiama le linee della Roma antica. Le sue facciate, delimitate da angoli in bugnato e coronate da profonde mensole di gronda, raccontano di un tempo in cui la potenza si esprimeva nella misura. Punto di passaggio per viaggiatori illustri che varcavano l’Adda diretti verso Milano, la Villa vide passeggiare tra le sue stanze personaggi dal calibro di Margherita d’Austria, promessa sposa al re di Spagna Filippo III, Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, futura imperatrice accanto a Carlo VI d’Asburgo, e Karl di Löwenstein, governatore della Lombardia asburgica. Immortalata nelle incantevoli vedute di Gaspar van Wittel e Bernardo Bellotto, la villa, oggi come allora rimane nelle mani della famiglia Melzi d’Eril, custode di una storia che scorre lenta e profonda, come il fiume che la lambisce.
Continuando lungo Via Antonio Motta, da Villa Melzi d’Eril il percorso prosegue verso nord mantenendo a destra il panorama del fiume, dove il paesaggio si arricchisce della presenza di altre tre residenze storiche di grande fascino. Tra queste, la prima a comparire è Villa Monti Robecchi. È qui che la storia intreccia le profonde radici di due famiglie che hanno lasciato impronte indelebili sul territorio: i Monti, anche proprietari dell’isola incastonata tra le acque dell’Adda e della Martesana, lì dove sorge la storica cartiera, e i Robecchi, eredi, dopo la fine della dinastia nel 1774, delle loro terre, delle loro mura ma anche della loro memoria. Nasce così Villa Monti Robecchi, un nome doppio che racconta un’unica, lunga storia di continuità e prestigio, una residenza un tempo impreziosita dai dipinti murali di Pier Filippo Mazzucchelli- noto come il Morazzone- o forse di uno dei suoi allievi, opere che ora rivivono tra le sale di Palazzo Isimbardi, a Milano. E proprio nel cuore della residenza vapriese si trova anche un ristorante più volte cambiato di nome e di gestione, talora noto come “Terrazza da Vinci”: balcone privilegiato sul fiume e sulla bellezza, luogo sospeso tra arte e paesaggio.
La seconda tappa lungo Via Antonio Motta è Villa Pizzi Guidoboni, una residenza del XVIII secolo, che sembra uscita da un sogno antico, trasformata nel tempo in opera d’arte in divenire. Il suo volto attuale, dalle linee neogotiche e dall’anima romantica, è il risultato di un attento restauro novecentesco che ha riscritto la sua identità, mescolando il rigore del Medioevo con l’eleganza di uno stile eclettico senza tempo. Le linee austere della facciata, appena varcato il portale, si addolciscono per fare spazio ad un mondo sospeso tra storia e bellezza. La corte nobile, cuore silenzioso dell’edificio, accoglie il visitatore con affreschi in tondi che ritraggono i volti austeri e vividi della corte sforzesca di Ludovico il Moro. Le pareti parlano un linguaggio raffinato: motivi vegetali si intrecciano a forme geometriche, tracciati con la tecnica dello sgraffito, in un equilibrio sottile tra sobrietà e ricchezza ornamentale. La visita prosegue verso la cappella privata dedicata a Santa Teresa d’Avila, un luogo d’intima spiritualità, per poi animarsi, come in un crescendo teatrale, allo spalancarsi del giardino panoramico: un angolo di paradiso in cui alberi secolari sorvegliano il lento scorrere dell’Adda e del Naviglio, fondendo natura e architettura in un abbraccio senza tempo.
Non lontano, l’itinerario procede verso Villa Pizzagalli, costruita sul finire dell’Ottocento dalla famiglia di stimati ingegneri lombardi di cui porta il nome, come manifesto silenzioso della modernità che avanzava. Negli anni, la villa cambiò spesso proprietari, divenendo rifugio d’amore e d’arte: il famoso regista Goffredo Alessandrini, nel 1935 la rilevò per portarvi la sua giovane sposa, una donna destinata a lasciare un segno indelebile sul grande schermo, Anna Magnani. In quella casa immersa nel verde di Vaprio d’Adda, lontana dai riflettori ma vicina all’essenza della vita autentica, la Magnani visse una stagione feconda e intensa. Durante le lunghe estati lombarde studiava i copioni all’ombra degli alberi, tra il fruscio delle foglie e i profumi del fiume, macchiando inavvertitamente le pagine con tè o succo d’uva — l’uva che sceglieva di persona dal fruttivendolo del paese, con lo sguardo serio e vivace di chi sa cogliere i dettagli. Ma quella villa non fu solo silenzio e studio. Divenne anche salotto d’incontri memorabili, teatro di conversazioni fitte e risate profonde. Nel salone centrale si radunavano i volti più noti del cinema italiano: Paolo Stoppa, Mastroianni, Sordi, Monicelli, De Sica e Alberto Lattuada, vicino di fiume e amico fidato, che a Vaprio custodiva gelosamente un archivio di 500 pellicole, salvato e protetto fino alla fine della guerra, come un tesoro fragile ma inestimabile.
Ultima tappa, non per importanza, il cammino si conclude in Villa Visconti di Modrone, autentico gioiello affacciato sull’Adda, originariamente risalente al Settecento e frutto delle trasformazioni architettoniche ottocentesche. La storia della villa è strettamente intrecciata a quella della casata di cui porta il nome, famiglia che riafferma il proprio legame con Vaprio nel 1865, quando il duca Raimondo acquisisce il vicino vellutificio sull’Adda (VelVis), fino a pochi anni fa ancora in attività, simbolo di un’elegante fusione tra aristocrazia e imprenditoria. Nonostante la progressiva frammentazione della proprietà avvenuta negli anni, l’affascinante villa conserva ancora oggi la centralità architettonica che la rendono uno degli edifici più riconoscibili nel paesaggio della riviera vapriese, distinguendosi per l’ampia terrazza panoramica rivolta, anche stavolta, al corso d’acqua, e per la torretta scenografica, elemento di gusto romantico. Testimonianza di villeggiatura patrizia, la residenza, da sempre è stata capace di unire nei suoi tratti essenziali lusso e paesaggio, operosità industriale e contemplazione fluviale.
Proprio con Villa Visconti di Modrone si chiude il viaggio tra le antiche ville cittadine, che non sono solo fatte di pietra e mattoni, ma di memoria viva. Vaprio d’Adda, terra di ville d’acqua e visioni nobiliari, rivela così il suo volto più intimo: un luogo in cui il tempo si riflette nel fiume, e dove ogni residenza racconta una storia di tradizioni, operosità, radici e futuro.
Un affascinante esempio di metamorfosi architettonica e culturale.
Villa Castelbarco Simonetta Albani QuintavalleTestimonianza delle profonde radici di due famiglie che hanno lasciato impronte indelebili sul territorio.
Villa Monti RobecchiUn’opera architettonica in divenire, tra linee neogotiche e anima romantica.
Villa Pizzi GuidoboniRifugio di Anna Magnani, lontano dai riflettori.
Villa Pizzagalli AlessandriniTra sontuosità e natura, operosità industriale e contemplazione fluviale.
Villa Visconti di ModroneVilla Castelbarco Simonetta Albani Quintavalle, Vaprio d'Adda
Villa Melzi d’Eril, Vaprio d'Adda
Villa Monti Robecchi, Vaprio d'Adda
Villa Pizzi Guidoboni, Vaprio d'Adda
Villa Pizzagalli, Vaprio d'Adda
Villa Visconti di Modrone, Vaprio d'Adda
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