La devozione contadina si esprime spesso in gesti semplici ma intensi: ardere l’ulivo benedetto per allontanare la tempesta dal raccolto; invocare Giobbe, il Santo più paziente, sul laborioso allevamento dei bachi da seta. Questa religiosità ha spesso promosso piccole occasioni d’arte, come posare la statua di un Santo in una nicchia del cortile, perché, da lì, controlli e benedica le attività rurali; o come quando, nei casi più significativi, si commissiona ad artisti itineranti di affrescare un motivo sacro sul muro d’ingresso alla corte rustica.
Quest'ultimo, è il caso delle due “Santelle”, eseguite in fondo alle vie XXV aprile e Balfredo, a Paderno. La prima raffigura l’apparizione della Vergine a una giovane donna, alludendo ai fatti miracolosi della Madonna di Caravaggio (Bg). La seconda santella raffigura invece una Natività: la Sacra famiglia coinvolge anche la tradizionale presenza del bue e dell’asinello, come in un presepe.
Ancora alla metà del Novecento, le donne padernesi accendevano un lumino a questa effige per propiziare il parto. La generazione delle loro madri e delle loro nonne, tuttavia, si rivolgevano alla santella di via Balfredo per un’altra ragione: non la nascita di un bimbo ma quella di un vitello.
Lo scarso bestiame posseduto era un bene indispensabile per la sopravvivenza di una famiglia rurale dell’Ottocento padernese. I contadini si affidavano quindi a immagini devozionali come questa per propiziare la venuta al mondo dei vitellini e, più tardi e per assonanza, anche quella dei bambini. La nascita di un vitello e quella di un bimbo restano accomunate di fronte alla santella di via Balfredo. Una vicinanza non improbabile nella sensibilità del tardo Ottocento se, nel 1889, Giovanni Segantini intitola proprio Le due madri la grande tela che ritrae una mamma col bimbo e accanto una mucca con il suo vitello.