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    Santuario carmelitano di Concesa. Foto di Andrea Boarato, da www.prolocotrezzo.com

    Santuario carmelitano di Concesa

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    La prima pietra del Santuario venne posata il 5 agosto 1621, festa della Madonna della Neve, su di un terreno di proprietà dei fratelli Giovan Battista e Marc’Antonio Cardano (o Carpano), e da essi donato alla Parrocchia di Concesa. Due anni più tardi non era ancora ultimata la costruzione quando, sotto un improvvisato tempietto, si celebrava la prima messa. La strada erta, che dal centro dell’abitato di Concesa conduce al naviglio, è l’unico percorso da compiere per il rifornimento dei materiali e questa difficoltà di accesso al cantiere, al tempo, ne rallentò forzatamente i lavori, fino al definitivo arresto con il sopraggiungere della peste manzoniana e della carestia, che colpirono duramente il nord Italia nella prima metà del XVII secolo. Solo nel novembre 1635 ripresero i lavori, grazie all’interessamento del cardinale Cesare Monti. Alcune fonti riportano che l’edificio venne eretto sulle fondamenta tracciate anni prima mentre altre vorrebbero che il cardinale scelse di iniziare la costruzione ex novo in un punto pianeggiante più distante dalla strada e meno vincolato dall’orografia dell’area. A tal proposito scrive padre Francesco Alessandro Piantoni che "gettate le fondamenta con larghi e robusti ripari contro l’azione distruggitrice dell’acque, [il cardinale Monti] murò a pieno l’alto e largo vano rispondente al declivio del colle che scende fino al Naviglio della Martesana, ampio canale derivato dall’Adda. Provvedimento fu questo a difesa anzi, assai pregevole sistema d’armatura opposto all’infuriar de’ flutti e ai turbini ivi frequentissimi, che, altamente vantato dai più esperti, dovette costare una somma assai rilevante."

    Sei anni più tardi si conclusero i lavori: il 3 settembre 1641 il Santuario venne inaugurato e affidato alle cure spirituali di due sacerdoti della congregazione degli Oblati di San Carlo. L’attività dei due ecclesiastici diventò in breve tempo insufficiente per soddisfare la pietà dei fedeli e dei pellegrini che giungevano sul posto. Il 30 ottobre seguente il cardinale firmò allora il contratto per la costruzione di un convento, affidandolo ad un ordine religioso. L’11 gennaio seguente Giuseppe Pozzi abitante a Perego, Pieve di Missaglia, vendette al cardinale Monti una porzione di terreno lungo il Naviglio Martesana: "per fabricare il novo Monasterio, il quale sito è pertiche 9 e tavole 12, cioè per quanto occuperà il novo Monasterio, giardino e annesso, strada all’intorno e per fare la sacrestia, andito de fiancho la detta chiesa, et anco per perficere la piazza avanti."

    Nel marzo seguente iniziarono i lavori, portati a compimento in poco tempo. Edificato il nuovo complesso, il 27 marzo 1647 Cesare Monti decretò ufficialmente la donazione di convento e Santuario, con gli annessi piazzale d’accesso a nord e giardino a sud, all’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Fu padre Piantoni a concludere che: "L’orto è vasto, ricco d’alberi e di viti, tutto cinto altorno di solido muro contro l’impeto o il lento effetto dell’Adda".

    La vita dei carmelitani a Concesa trascorse lenta ed indisturbata per circa 130 anni fino alla promulgazione del Decreto del 27 luglio 1781 con cui l’Imperatore d’Austria, Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, sanciva la chiusura di molti conventi e monasteri tra cui quello abduano. L’intento del sovrano era quello di sopprimere ogni ordine religioso che non fosse produttivo, per devolvere le rendite e risanare le finanze dell’amministrazione centrale. Solamente con la sua scomparsa (1790) i frati poterono riprendere il legittimo possesso delle loro proprietà. La calma durò poco, un preludio alla ben più tragica sfida che l’Ordine dei Carmelitani Scalzi dovette poi affrontare. La neo proclamata Repubblica Cisalpina di Napoleone soppresse santuario e convento con Decreto del 13 aprile 1797: dal luglio seguente per i frati iniziava un periodo di confino alla Certosa di Pavia che sarebbe durato circa cinquant’anni.

    Il 22 aprile 1799 monastero, convento, giardino e orto furono venduti alla contessa Giulia Serponti, vedova del Marchese Paolo Caravaggio, diventando così un bene privato. Il contratto venne stipulato dal procuratore della contessa, il prete Giuseppe Francesco Bellazzi di Milano, il quale le subentrò poi, poco dopo, come effettivo proprietario ed amministratore del complesso (11 novembre 1799). Il 6 settembre 1807 la proprietà venne assegnata, in ultimo, ai fratelli del prete, Filippo e Giovanni Cristoforo.

    Fin dai suoi primi anni di possesso, la famiglia Bellazzi istituì all’interno dei fabbricati una filanda mentre in alcune sale del convento trovarono alloggio le famiglie dedite alla cura dei bachi da seta e della filanda stessa. Al principio di questa fase profana, il Santuario non perderà del tutto la vocazione religiosa: si ricorda la presenza di un cappellano, don Luigi Bozzi, che si impegnò a continuare ad officiare ed accogliere i fedeli.

    Nel maggio 1844 Filippo Bellazzi morì, lasciando l’azienda in eredità ai nipoti Giovanni Battista e Giovanni Antonio. La crisi economica ed agricola provocò un sensibile disagio nella Lombardia di metà XIX secolo e l’opificio di Concesa non ne fu esente. Il padre Adeodato Bonzi di San Luigi, presa a cuore la vicenda di Concesa, convinse il cugino conte Luigi Confalonieri Strattmann ad acquistare e restituire all’Ordine dei Carmelitani l’intero complesso. Per mezzo di due atti rogati rispettivamente l’8 marzo 1854 ed il 21 febbraio 1855, Confalonieri divenne il nuovo proprietario del complesso. Il 6 novembre 1857 il conte riconsegnò ufficialmente gli immobili ai legittimi proprietari ed in breve l’Arcivescovo di Milano Monsignor Carlo Bartolomeo Romilli emise il decreto di riammissione dell’Ordine Carmelitano nella Diocesi Ambrosiana. Tornato finalmente al suo uso originario, il 23 dicembre 1858, a Concesa, venne ad insediarsi il noviziato, trasferendosi da Ferrara. La calma durò purtroppo solo otto anni: nel 1861 Camillo Benso Conte di Cavour emana la Legge di soppressione degli istituti religiosi per il Piemonte, estesa cinque anni più tardi a tutto il Regno d’Italia (7 luglio 1866). Per la terza ed ultima volta una parte dell’ordine si vide costretto ad allontanarsi da Concesa, ma fortunatamente gli edifici non subirono riconversioni o danneggiamenti come avvenuto in precedenza. Fu così che il 21 agosto 1868, il Santuario venne affidato alle cure del Parroco di Concesa don Francesco Bernareggi che, di lì a poco, lo riconsegnerà ai frati legittimi proprietari. Con il definitivo ritorno dei religiosi, i carmelitani saranno testimoni di una straordinaria fioritura di vocazioni al finire del XIX secolo.

    La Madonna del latte, protagonista del Santuario di Concesa

    Sul sagrato del Convento carmelitano sgorga ancora una fonte considerata miracolosa. I primi pellegrini vi si appellavano soprattutto il venerdì. L’abbondante vena s’assottigliò dopo lo scavo della galleria derivatrice (1948-1953) che serve l’attuale centrale Italgen di Vaprio d’Adda. Ma questo non impedì alla devozione mariana di confermarsi liturgia dell’acqua.

    Nel ‘500 disseccò a Concesa una sorgente prodigiosa che sgorgava sotto l’immagine della Vergine, dipinta sul campanile della locale parrocchia. Si vuole la sorgente inaridì quando due cacciatori vi gettarono un segugio malato di idrofobia: episodio largamente frequentato dalle leggende lombarde di culto acquatico.

    Monsignor Melchiorre Pozzi trattò in edizione la vicenda, il cui resoconto incrociamo però con un memoriale secentesco: quello di Padre Anselmo della Madre di Dio, figlio del capitano spagnolo che reggeva allora il forte trezzese. Il primo narra come i Buraghi, vignaioli dei locali signori Lattuada, sarchiassero un terreno antistante il Naviglio concesino quando videro zampillare l’acqua miracolosa che il paese credeva smarrita. I devoti elevarono una preghiera: le loro offerte una cappella, poi ampliata in santuario.

    Padre Anselmo avverte però che, dove oggi sorge la chiesa conventuale, già sgorgava un“Acqua della Madonna” in cui si riversava lo zampillo “ritrovato” solo poi dai Buraghi. Aggiunge che nel prato attiguo i salici recavano affissa l’immagine della Vergine ben prima che il prevosto di Concesa commissionasse al fratello pittore la tela della Madonna del Latte ancor oggi venerata sull'altare maggiore del Santuario. Ne fu autore il trevigliese Giovanni Stefano Manetta, attorno al 1610. A dire che un angelo compì il volto della Madonna è una leggenda piuttosto tarda.

    Certo è invece che, nel dicembre 1650, il pittore genovese Domenico Benvenuti cercasse invano di copiare l’opera. La fece levare dall’altare ma, come ratificano due testimoni, i colori che stendeva sulla tela si convertivano negli opposti. Benvenuti concluse che Maria non volesse farsi effigiare da mano umana, e rinunciò.

    Fu forse suggestione? La stessa che nel ‘700 impedì di sparare a un soldato con già l’archibugio puntato sulla Madonna di Concesa. Non si contano gli ex-voto lasciati per lei dai graziati di cui, nel 1888, il barnabita padre Francesco Alessandro Piantoni (professore di grammatica a Monza) pubblicò 36 nominativi storici. Tra loro anche «Giambattista Martinez, catalano, soldato di presidio nel Castello di Trezzo».

    La nuda maternità della Madonna, intenta ad allattare il figlio, scandalizzò alcuni alti prelati dell’Ottocento ambrosiano. Per qualche tempo celato da un pettorale in argento, il seno di Maria fu infine corretto col pennello. La Madonna di Concesa offrì al figlio il seno coperto finché, nel 1971, il decoratore bergamasco Taragni non pulì la tela da ogni addizione.

    Nel ‘700 il conte Melzi da Vaprio richiese a Parigi un cristallo per sostituire quello opaco e composto che proteggeva l’opera. La lastra fu trafugata sulle Alpi, costringendo il benefattore a sborsare 167 scudi per ordinarne un’altra. Ma infine il vetro arrivò, ignaro simbolo dell’acqua in cui la Vergine s’era specchiata. La devozione per la Madonna di Concesa ha tale eco che se ne rinviene spesso copia presso edicole votive, a Capriate d’Adda in via Morali non distante dalla parrocchiale e a Gorgonzola sugli esterni della canonica presso il Naviglio della Martesana.

    Gabriele Perlini

    Santuario carmelitano di Concesa. Foto di Andrea Boarato, da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto di Andrea Boarato, da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Dalla raccolta privata RIno Tinelli Santuario carmelitano di Concesa. Dalla raccolta privata RIno Tinelli Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com Santuario carmelitano di Concesa. Foto da www.prolocotrezzo.com
    Modalità di Accesso

    L’accesso al luogo segue orari di apertura regolari consultabili sul sito ufficiale. Le visite guidate vengono condotte su prenotazione e a pagamento, a cura della ProLoco di Trezzo sull'Adda. Per maggiori informazioni si consiglia di contattare i recapiti della Proloco di Trezzo sull'Adda.

    Tipo di esperienza
    • Accessibilità motoria
    • Identità e tradizioni
    • Interesse religioso
    • Interesse sociale e culturale
    • Interesse storico-artistico e architettonico
    • Raggiungibile in auto
    Mappa
    • Via Leonardo da Vinci, 5, Trezzo sull'Adda

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    Comune
    • Trezzo sull'Adda
    Categoria
    • Architettura religiosa
    Tipologia Luogo
    • Edificio di culto
    Durata

    Circa 2 ore

    Modalità di Ingresso

    Gratuito

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