
L'itinerario in breve
Non solo rigogliosa natura e spiccato ingegno, lungo le rive dell’Adda ci si può immergere in percorsi in cui si esplora l’essenza di chi ha vissuto e di chi vive il territorio, luoghi in cui s’intrecciano storie di sacro e profano.
È possibile esplorare luoghi che sono stati plasmati dalla fede e al contempo dalle credenze popolari e di come queste due “realtà” abbiano creato riti, ancora oggi praticati, e costruito testimonianze tangibili, ancora oggi visitabili.
In questo itinerario scopriremo come devozione, memoria di eventi passati e desiderio di protezione si siano concretizzati in effigi e pratiche collettive, nate da un bisogno profondo di propiziare la natura, onorare i defunti o invocare l'intervento divino in momenti difficili, visitando luoghi che raccontano una storia di spiritualità, sopravvivenza e tradizione popolare.
Approfondisci l'itinerario
L'Ecomuseo dell'Adda è custode di colorati paesaggi mozzafiato e opere che testimoniano arte ed ingegno; è anche un serbatoio di storie, credenze e devozioni che rivelano il profondo legame tra la gente e il proprio territorio, un luogo in cui l’ossimoro tra sacro e profano si dissolve, mescolandosi in una narrazione in cui fede, paura, speranza e memoria si fondono per dare vita a simboli devozionali e riti che ancora oggi fanno eco al passato.
Attraverso nove tappe, questo itinerario svelerà come il bisogno umano di dare un senso agli eventi, di proteggersi dalle calamità e di connettersi con l'invisibile abbia generato manifestazioni tangibili di spiritualità, un percorso in ogni luogo racconta una sfumatura diversa di questo dialogo tra l'uomo e il suo profondo bisogno di credere.
Il nostro itinerario inizia a Cornate d'Adda, lungo la Strada Costiera, tra il verde rigoglioso e il fiume, dove sorge l'Edicola dei Mort del Cerech, una piccola edicola eretta nel 1928. Su un luogo di più antica sepoltura, le cui ossa sono in parte raccolte proprio nella teca interna, questa cappelletta sorge per onorare i caduti della Grande Guerra e dare degna sepoltura a resti umani trovati nei campi circostanti. L'edicola conserva anche il ricordo di un’antica pratica: qui, gli abitanti di Porto d'Adda si recavano in processione per invocare la pioggia durante le estati siccitose. Questa pratica evoca echi di riti precristiani, dove la terra e il cielo venivano interpellati per garantire la sopravvivenza.
Non lontano verso sud, la zona che sovrasta l'Adda è nota come Bagna: zona oggi silenziosa ma un tempo scenario di antiche battaglie. Qui, dove migliaia di vite sono state spezzate, si erge la Colonna dei Morti di Bagna, non solo un monumento commemorativo, ma un vero e proprio altare della memoria, dove il sacro si manifesta attraverso la devozione popolare. Anche qui, infatti, il culto dei defunti si lega indissolubilmente a un rito propiziatorio: i contadini di Cornate, in tempi di siccità, risalivano i sentieri in processioni notturne, con candele accese e preghiere mormorate, per chiedere la pioggia, trasformando così un luogo di morte in un punto di contatto con un potere superiore. Il recente studio, condotto in argomento da Alex Valota (Archivio storico diocesano di Milano) ha meglio delineato i termini di pensiero, in cui si impetra la pioggia proprio alle anime riarse dalle fiamme del Purgatorio.
Spostandoci verso Vaprio d'Adda, sulla facciata del Cotonificio Vellutificio Visconti di Modrone VELVIS che guarda verso il fiume, incontriamo un esempio di come la sacralità emerga in risposta a eventi tragici della storia recente: la "Madonna Ferita" è un'effigie a cui sono stati attribuiti poteri miracolosi in seguito a un episodio della Seconda Guerra Mondiale, durante cui, nel mentre di uno scontro a fuoco, una pallottola ferì il cuore del dipinto della Vergine, mentre il paese e i rifugiati in uno stabilimento rimasero illesi. Questo evento ha cementato la fede dei Vapriesi, trasformando l'effigie in un simbolo tangibile della protezione divina e della devozione mariana.
Il paesaggio dell'Adda ospita anche espressioni del sacro più ribelli e antiche, come il Carnevale del Povero Piero a Trezzo. Qui, Piero, un fantoccio di legno e paglia, viene bruciato su una pira in un rito che affonda le sue radici profonde nella tradizione pagana. È un'invocazione della primavera e del rinnovamento del ciclo stagionale, un incoraggiamento alla vittoria della luce sul buio dell'inverno. La sua storia, però, è anche intrisa di un vivace anticlericalismo, soprattutto tra Otto e Novecento, quando le pratiche ad esso legate sfidavano apertamente l'autorità ecclesiastica. Oggi, il rogo di Piero, pur purificato da queste connotazioni polemiche, rimane un potente richiamo a un sacro che non è solo devozione ufficiale, e se ci si trova in zona nel periodo di Carnevale, partecipare a questo rito può essere un'esperienza davvero unica e suggestiva.
Muovendoci verso Cassano d'Adda, troviamo la Cappella del Revellino che ci evoca un culto legato alla memoria storica e al sacrificio. Questa piccola cappella custodisce i resti dei soldati savoiardi morti per stenti nel Castello di Cassano durante la Guerra di Successione Spagnola. Traslati qui nel 1704, questi militi dimenticati trovano riposo e onore in un luogo che, sebbene di dimensioni modeste, è carico di significato. Ogni anno, la comunità si riunisce per una cerimonia commemorativa, riaffermando il proprio legame con il passato e onorando il sacrificio di vite umane. È un esempio di come la fede mantenga viva la memoria collettiva, trasformando un episodio tragico in un punto focale dell'identità locale.
Sempre a Cassano, sul ponte sull'Adda, si erge la statua di San Giovanni Nepomuceno, una statua che incarna una curiosa storia di resilienza del sacro nel tessuto urbano: posta nel 1750 a protezione del valico e dei viandanti, l'effigie del santo martire, protettore delle acque, è diventata un vero e proprio simbolo di protezione e miracoli per la comunità; è stata infatti travolta più volte da incidenti, ma ad ogni avvenimento avverso è sempre stata riassemblata, e a ogni sua "ferita" sono stati attribuiti prodigi di salvezza. La sua costante presenza, nonostante le disavventure e le discussioni sulla sua ricollocazione, testimonia come un'effigie religiosa possa trasformarsi in una presenza quasi familiare, una sorta di talismano urbano che veglia sulla città.
La devozione a San Giovanni Nepomuceno risuona anche a Canonica d'Adda, dove una statua simile si erge sul muro di contenimento della roggia Vailata. Questa effigie, posta lungo il corso d'acqua, simboleggia l'ambivalenza del rapporto umano con l'elemento acquatico: fonte di vita ma anche forza distruttrice. La credenza popolare, tramandata da generazioni, vede nella statua un vero e proprio oracolo d'acqua e vuole che finché l'acqua non ne lambisce i piedi, il Paese può dormire tranquillo, ed il Santo è tradizionalmente invocato come protettore contro l’annegamento e del transito dei viandanti, oltre che come difensore dalle acque e dalle alluvioni. Questo dimostra come la fede si intrecci con l'osservazione della natura e col bisogno di sicurezza, creando un punto di riferimento spirituale, quasi premonitore.
A Fara Gera d'Adda, la Cappella Mörc’ del Senabor (Morti di San Nabor) ci riporta al tema della memoria dei defunti e della loro invocazione, un luogo tradizionalmente legato alle vittime della peste manzoniana del 1630. Qui giungevano le processioni per implorare al cielo un buon raccolto, un'espressione della devozione popolare legata ai cicli agricoli e alla prosperità della terra. Ma la cappella era anche un punto di riferimento per un'altra “richiesta”: era tradizione che, accendendo un lumino, le donne di Fara appendessero alla vegetazione circostante strisce di stoffa tagliate dagli abiti di familiari malati, confidando che i "Morc' del Senabor" potessero guarirli. Sebbene nel tempo questa pratica sia scemata, la sua memoria e un filo di questa antica tradizione sopravvivono: ancora oggi, infatti, durante il pellegrinaggio da Fara a Caravaggio, non è raro vedere qualcuno lasciare piccoli pezzi di abiti davanti a questa cappella, a testimonianza di un legame profondo e persistente con la tradizione passata.
Infine, le Santelle di Paderno d'Adda ci immergono in un tipo di religiosità più intima e quotidiana. Queste piccole opere d'arte si trovano sui muri delle corti rustiche, quindi per le vie che i cittadini percorrono quotidianamente, rendendole figure quasi familiari. È il caso delle due santelle poste in fondo alle vie XXV Aprile e Balfredo. La prima santella raffigura l'apparizione della Vergine a una giovane donna, alludendo ai fatti miracolosi della Madonna di Caravaggio; la seconda, in Via Balfredo, raffigura invece una Natività con la tradizionale presenza del bue e dell’asinello, come in un presepe. Ancora alla metà del Novecento, le donne padernesi accendevano un lumino a questa effigie per propiziare il parto, invocando un aiuto divino per la nascita dei figli. Tuttavia, esiste un dettaglio affascinante legato a questa effigie, infatti i cittadini si rivolgevano alla santella di via Balfredo anche per un'altra ragione: non la nascita di un bimbo, ma quella di un vitello. Il bestiame posseduto era un bene indispensabile per la sopravvivenza di una famiglia rurale dell'Ottocento padernese, così i contadini si affidavano a immagini devozionali come questa per propiziare la venuta al mondo dei vitellini, per assicurarsi sostentamento e benessere.
Questo itinerario rivela dunque un paesaggio in cui il sacro e il profano non sono entità separate, ma componenti di un'unica, ricca cultura popolare. Dalla memoria dei defunti alla protezione contro le calamità, dai riti propiziatori per la natura a quelli per la fertilità: ogni luogo e ogni effigie racchiude in sé una storia di fede ed un legame sempre vivo tra l'uomo, il suo ambiente e l'invisibile.
Un luogo di memoria e preghiera per invocare la pioggia.
Edicola dei Mort del CerechUn luogo commemorativo in cui il culto dei defunti si lega indissolubilmente a un rito propiziatori
Colonna dei morti di bagnaUn’immagine miracolosa che si è immolata per salvare il Paese dal fuoco della guerra.
La Madonna ferita del Vellutificio Visconti di Modrone VELVISUn rito tra ironia e fuoco che saluta l’inverno e invoca la primavera.
Il Carnevale del Povero PieroUna piccola cappella che custodisce storie di guerra e devozione.
Cappella del RevellinoIl protettore del Ponte: sopravvissuto a mille disavventure, ritorna sempre al suo posto per vegliare sui cassanesi.
Statua di San Giovanni Nepomuceno a Cassano d'AddaUna sentinella di pietra che annuncia il pericolo dell’acqua.
Statua di San Giovanni Nepomuceno a Canonica d'AddaUna cappella tra i campi, segnata da riti semplici e profondi per invocare salute e abbondanza.
Cappella Mörc’ del SenaborPiccole immagini sacre lungo le strade, tra fede religiosa e culti rurali.
SantelleEdicola dei Mort del Cerech, Cornate d'Adda
La Colonna dei morti di Bagna, Cornate d'Adda
Vellutificio Velvis, Vaprio d'Adda
Cappella del Revellino, Cassano d'Adda
Statua di San Giovanni Nepomuceno, Cassano d'Adda
Statua di San Giovanni Nepomuceno, Canonica d'Adda
Cappella Mörc’ del Senabor (Morti di San Nabor), Fara Gera d'Adda
Santelle, Paderno d'Adda