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    Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons

    Villa Borromeo d’Adda

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    Chi percorre via Vittorio Veneto, a Cassano d’Adda, può notare la quotidianità urbana aprirsi, come un sipario, nella visione di Villa Borromeo d’Adda: un sontuoso complesso architettonico che affascina e sorprende.

    Gli antefatti storici inerenti alla fondazione del palazzo risalgono a quando Pagano d’Adda, creditore dell’imperatore Carlo V, ottenne nel 1538 l’infeudazione temporanea di Cassano, insieme ai diritti di pesca e di osteria. Più di due secoli dopo, nel 1782, il suo discendente, Giovanni Battista d’Adda, consolidò definitivamente il legame della famiglia con il territorio, acquistando il marchesato di Cassano da Pio Bonelli. È in questo contesto storico che si inserisce il riordino architettonico dell’allora Villa D’Adda, segno tangibile dell’ascesa e del radicamento della casata nella storia locale.

    Dopo il 1721 l’edificio, attribuibile a Francesco Croce, sorge quale villeggiatura patrizia. Di quel primo impianto sopravvive la scenografica facciata barocca che si affaccia sul parco, riconoscibile per il balcone sagomato sostenuto da quattro lesene — un tratto distintivo che conferisce respiro e grazia. Ma è nel 1781 che la Villa assume il suo aspetto attuale, grazie all’intervento dell’architetto neoclassico per eccellenza, Giuseppe Piermarini, su commissione di Giovanni Battista d’Adda. In quell’anno, il 14 ottobre, D’Adda accorda 100 zecchini d’oro all’architetto, perché assegni al luogo una dignità di rappresentanza adeguata al titolo di marchese.

    Il celebre architetto esegue la fronte anteriore, contemperando barocchetto e neoclassico. Al primo gusto risalgono la disposizione a “U”, l’andamento sinusoidale dei cancelli e il raccordo in curva dello scalone interno, simile a quello milanese di Palazzo Reale.

    L’ingresso, sobrio ma solenne, si apre con un portico sostenuto da quattro colonne poggiate su una gradinata semplice, mentre il bugnato appena accennato al piano terreno dialoga con le finestre incorniciate da decorazioni leggere e raffinate. Al centro, un sontuoso balcone in pietra, con balaustra scolpita, sorretto da mensole decorate, ospita statue e lo stemma della famiglia d’Adda.

    Del neoclassico, Piermarini declina a Cassano la simmetria più melodiosa. Un cannocchiale prospettico mette in visuale continua la corte, i saloni del piano terra e i giardini retrostanti, geometricamente collocati. Gli scalini d’accesso arrotondano, piani e sobri: posano nello spazio ma non lo dominano. Senza forzare retoricamente le forme, l’architetto illuminista pacifica a Cassano l’estetica del barocchetto e quella neoclassica.

    Anche gli spazi interni scandiscono una geometria quasi rigida, ammorbidita dagli stucchi attribuiti in parte all’Albertolli; dagli affreschi con paesaggi e scene mitologiche dei Corneliani; dalle specchiere luminose dai lampadari in vetro di Murano. Le finestre in facciata acquistano grandezza, anche per la disponibilità in lastre di vetro, garantita nel Settecento dal benessere asburgico.

    Se il Barocco esprime la retorica religiosa del Seicento, il Neoclassico mette in figura la liberazione dal pessimismo secentesco a vantaggio di pretese libertà civili e già napoleoniche. Per quest’indole politica, lo stile è stato screditato come “arte di regime”, specie dalla critica italiana che lo avvertiva in assonanza con l’architettura fascista. Nondimeno, Piermarini mette il Neoclassicismo in felice colloquio col Barrocchetto, guadagnando la stima di alcuni successori illustri. Tra gli altri, Gaetano Moretti, i cui interventi lungo l’Adda furono ugualmente riusciti: specie a Crespi e Trezzo.

    Pochi anni dopo, durante la battaglia di Cassano, il 27 aprile 1799, un colpo di cannone ferisce il piano rialzato della residenza, che, dopo esser passata in via ereditaria ai Borromeo, assumerà il nome che oggi porta con fierezza. In questa fase, a testimonianza di un nuovo capitolo, i cancelli verranno adornati con i tre anelli araldici concatenati, simbolo della nobile casata, che ancora oggi accolgono i visitatori come un sigillo silenzioso di storia e appartenenza.

    Villa Borromeo d’Adda, al giorno d’oggi è una proprietà privata, spesso scelta come location per eventi, produzioni cinematografiche, spot pubblicitari e programmi televisivi. Un luogo che, pur defilato dal fragore della grande città, non smette di essere protagonista.

    Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d'Adda

    Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons Villa Borromeo d’Adda, esterno. Foto da Wikimedia Commons
    Modalità di Accesso

    Villa Borromeo d’Adda è una location per eventi e produzioni cinematografiche. Non segue orari di apertura regolari ma dall'esterno è fruibile in ogni momento.

    Tipo di esperienza
    • Contesto cittadino
    • Interesse storico-artistico e architettonico
    • Raggiungibile in auto
    • Identità e tradizioni
    • Attività commerciali, ristorazione e accoglienza
    Mappa
    • Via Vittorio Veneto, 58, Cassano d'Adda

      Get Directions
    Comune
    • Cassano d'Adda
    Categoria
    • Architettura storica
    Tipologia Luogo
    • Palazzo storico
    • Residenza nobiliare
    Durata

    Circa 15 minuti

    Modalità di Ingresso

    Aperture in occasioni particolari

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