Dietro una cortina di mattoni ed alberi, passando sul viadotto che unisce Trezzo a Capriate, spunta una villa nobiliare che pare si senta stretta, così limitata dal traffico veicolare. Non era così quando fu costruita come dimora della famiglia Cavenago: sobria fuori e sontuosa dentro, come si conviene al barocchetto lombardo. Invidiabile la posizione a strapiombo sul fiume, una vera vista da feudatari: fu la nobile Ippolita Fossana Cavenago ad acquistare in feudo tutto il paese di Trezzo messo all'asta dal governo spagnolo nel 1647; suo anche il diritto di successione.
Dove oggi si tengono ricevimenti di nozze, un tempo danzavano e oziavano i membri del patriziato milanese ospiti della famiglia: si beavano del grande parco, della vicinanza dell'Adda, di uno sguardo sul verde non interrotto da alcun ponte ormai dall'epoca delle contese per il Castello (il primo, pure splendido nel suo reticolo ferreo e rumoroso nello sferragliare dei tram a vapore, arriverà solo nel 1886). Chiedete pure al poeta milanese Domenico Balestrieri che a questi giorni felici dedica addirittura una lirica settecentesca.
Villa Cavenago sarà poi dei Marocco, famiglia che dà i natali al letterato Pietro e che villeggiava sull'Adda nell'Ottocento: Trezzo ha l'aria buona e lui ne ha bisogno, fragile com'è di costituzione. Non arriverà a compiere i trent'anni, interrompendo una carriera che già aveva al suo attivo tragedie, commedie, novelle, favole poetiche per le sue due bambine.
Chissà se qualcuno avrà mai visto davvero in uno dei saloni della Villa gli affreschi di cui si favoleggiava: si racconta che i padroni della residenza avessero affidato la decorazione pittorica del salone da ballo al pittore Vincenzo Bonomini, bergamasco di Borgo Canale, personalità anticonfromista e ironica, grande talento. Bonomini avrebbe accettato, a patto che nessuno vedesse l'opera prima che non fosse del tutto terminata. Quando il momento arrivò, il pittore se ne andò di nascosto e il committente, col naso all'insù, si trovò a guardare un salone pieno di scheletri danzanti su fondo nero. Inorridito, fece coprire tutto. Se volete un'idea di come sarebbe potuto essere, andate a Borgo Canale ed entrate nella chiesa di Santa Grata: gli scheletri del Bonomini vi aspettano lì.
A proposito di affreschi: nel 1894 la Regina Margherita scende dal convoglio speciale del Gamba de Legn proprio davanti all'ingresso della Villa, oggi piazzale Omodei. Viene a Trezzo ad inaugurare l'asilo di sciuri e poi prosegue per Crespi d'Adda. Nelle foto della folla in attesa sul piazzalino non si notano i due personaggi d'epoca dipinti sopra il portone dei rustici della Villa, che ancora oggi possono essere osservati mentre si attraversa per andare in centro.
In tempi più recenti Villa Cavenago, che è proprietà privata, diventa il luogo dove molte coppie celebrano il loro giorno più bello: i saloni affrescati, i soffitti a cassettoni o a volta, il parco ben curato sembrano fatti apposta per alzare i calici e scattare fotografie. Di tanto in tanto si può partecipare ad una visita guidata della Pro Loco per respirare ancora un po' quell'aria di villeggiatura elegante e di piacevoli frivolezze. Talvolta, niente rende più curiosi di un portone chiuso con una bella villa alle sue spalle!