Affacciata con signorile compostezza sull’Adda, là dove il fiume lambisce le prime terrazze naturali della Martesana, Villa Melzi si erge come uno dei luoghi simbolo della storia lombarda, intreccio di architettura, arte e ingegno. Voluta nel 1482 dal conte palatino Giovanni Melzi, la Villa sorge sui resti di un'antica fortificazione medievale che aveva forse tenore militare, in posizione strategica presso il traghetto che collegava le opposte sponde, antico crocevia tra il Ducato di Milano e la Serenissima.
Concepito inizialmente come residenza di prestigio, più politica che agricola, l’edificio si arricchisce di giardini pensili, logge e scalinate che ne fanno un luogo di “villeggiatura d’ingegno” più che di mera delizia. Fu qui, tra il 1511 e il 1513, che Leonardo da Vinci trovò ospitalità presso Gerolamo Melzi. Il Maestro, colpito dalla potenza idraulica del paesaggio, studiò l’idrografia dell’Adda, lasciando schizzi e progetti — oggi custoditi tra l’Ambrosiana e Windsor — e forse persino una partecipazione pittorica a un affresco, il celebre Madonnone, ancora visibile sotto il portico superiore. Qui, il maestro condusse studi ed esperimenti per il trattato Delle Acque e ritrasse numerosi paesaggi del corso dell’Adda, tra cui la località dei Tre Corni. Inoltre, concepì migliorie per le chiuse idrauliche e progettò il Naviglio di Paderno per collegare il lago di Como con il capoluogo lombardo.
Ma il segno più duraturo della presenza leonardesca è umano: Francesco Melzi, figlio del padrone di casa, divenne l’allievo prediletto del genio toscano, suo erede spirituale e protettore degli scritti raccolti poi nel Trattato della pittura. Quei manoscritti, gelosamente custoditi nella villa e successivamente dispersi tra le biblioteche d’Europa, legano indissolubilmente la dimora di Vaprio alla memoria del Rinascimento.
Nei secoli successivi la Villa accolse illustri viaggiatori, da Margherita d’Austria a Ercole III d’Este, e venne rappresentata da pittori come Van Wittel e Bellotto. Nel Settecento, essa divenne simbolo di villeggiatura nobile lungo le rive dell’Adda. Il restauro ottocentesco, curato da Giuseppe Bonacina, sopraelevò il terzo piano e chiuse il loggiato, mantenendo tuttavia l’equilibrio classico delle facciate, contraddistinte da sobrietà e rigore.
Oggi, Villa Melzi — ancora proprietà della famiglia Melzi d’Eril — conserva l’eleganza severa delle dimore rinascimentali lombarde, testimone silenziosa del passaggio di artisti, sovrani e pensatori, affacciata con discrezione sul paesaggio fluviale che un tempo ispirò il genio fiorentino. A rimarcare ancora questo legame, davanti al portone d’ingresso, sulla pavimentazione, sono state incise due impronte di piedi, simbolicamente appartenenti a Leonardo, che proprio da quel portone faceva accesso alla Villa.