Nella cittadina di Cornate d’Adda, affacciata su via Dossi, si apre con composta eleganza Villa Comi, un edificio seicentesco che, frammento vivo della storia brianzola capace di trasformarsi nel tempo pur restando fedele alla propria identità, custodisce tra le sue mura la memoria stratificata di un’intera comunità. Costruita nel terzo quarto del XVII secolo, la Villa si inserisce nella tradizione delle residenze estive dello Stato di Milano, distinguendosi però per una scelta architettonica originale: invece di collocare il corpo padronale in fondo alla corte, come da consuetudine, lo dispone lateralmente, orientandolo da est a ovest per offrire alla facciata padronale un affaccio privilegiato a sud, verso l’antico parco oggi quasi del tutto scomparso.
L’edificio si sviluppa su una pianta a "U" stretta e profonda, con due piani uniti da un maestoso portale barocco, che introduce a una corte nobile scenograficamente aperta sulla strada. Le due ali laterali, leggermente più basse, sono raccordate da un muro perimetrale che delimita lo spazio interno. Le superfici intonacate si distinguono per la sobrietà decorativa, rotta solo da due grandi camini a tortiglione e da elaborate cornici superiori che impreziosiscono il corpo principale.
All’interno, tra pareti che hanno assistito a secoli di trasformazioni, si conservano ancora decorazioni neorococò della fine dell’Ottocento: motivi floreali e animali affiorano sui soffitti di una sala al piano terreno, raccontando un gusto decorativo delicato e raffinato. La Villa, nonostante la semplicità, è considerata da alcuni studiosi un esempio di rococò lombardo settecentesco, e come osservato da Francesco Süss, si impone con evidenza nel contesto edilizio più modesto del paese.
Ma la storia di Villa Comi non è priva di ferite. Nel 1871 un incendio ne danneggiò la struttura, imponendo una parziale ricostruzione. Durante il Novecento, alcune porzioni vennero riconvertite ad uso abitativo, mentre l’area padronale assunse una nuova funzione pubblica: fu sede del Municipio fino al 1983, quando, in seguito a un primo intervento di restauro già avviato negli anni Settanta, venne destinata a Biblioteca Civica, ambulatori pubblici e appartamenti comunali. Questo passaggio alla proprietà pubblica, se da un lato ha garantito la sopravvivenza e l’uso della Villa, dall’altro ha compromesso parzialmente la leggibilità dell’impianto originario.
Oggi, Villa Comi continua a vivere, testimoniando una vocazione duplice: da un lato, residenza nobiliare del passato, simbolo di uno stile di vita e di un’eleganza sobria; dall’altro, presidio civico aperto alla cittadinanza, attivo e integrato nel tessuto urbano. Un edificio che, pur trasformato, non ha mai smesso di raccontare, con discrezione e dignità, la storia di Cornate d’Adda.