Nel cuore antico di Colnago, due torri sopravvissute al tempo si ergono come custodi silenziose di un Medioevo che ancora respira tra le pietre. La Torre di via Carotte e la Torre di via Castello, oggi integrate nel tessuto urbano come dimore private e uffici, conservano l’anima austera e fiera di un passato fatto di contese dinastiche e fede.
La Torre di via Carotte, la più antica delle due, affonda le sue radici nel XIII secolo. Costruita in ceppo dell’Adda, sassi del fiume Adda e mattoni, la sua base poderosa parla il linguaggio della terra da cui è nata. La tradizione la lega ai frati Umiliati, che vi abitarono fino alla soppressione del loro ordine nel 1571. Il toponimo "Carotte" — corruzione di "case rotte" — è un eco delle devastazioni seguite alla guerra del 1277 tra Visconti e Torriani: le case abbattute dai vincitori non vennero mai più ricostruite, monito perenne di una pace imposta.
Non distante, la Torre di via Castello si alza come un contrappunto architettonico e simbolico. Il suo nome rimanda a un complesso fortificato ormai scomparso, ma ancora rintracciabile nella trama urbana. Entrambe le torri appaiono come elementi superstiti di un sistema difensivo che, nel tardo Medioevo, faceva di Colnago un presidio sul confine naturale dell’Adda. Una via dall’origine incerta — forse "Moia", da moenia, le mura — collega idealmente le due torri, suggerendo un itinerario segreto nella memoria collettiva del borgo.
Restaurate con cura e rispetto, queste torri non sono solo testimonianze storiche, ma simboli vivi del legame tra uomo, luogo e tempo. La loro struttura in ciottoli e mattoni, le loro angolature marcate, parlano al visitatore con un linguaggio fatto di materia e silenzio, di fede e battaglie, di rinascita e conservazione.
Chi le osserva oggi, non vede solo edifici: scorge baluardi di un’identità profonda, tracce di una civiltà che ancora ci interpella, attraverso il valore della continuità e il potere evocativo della pietra custodita, non come reliquia, ma come sussurro eterno del tempo.